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Zona franca: la Sardegna incassa l’ok dell’Ue

Zona franca integrale in Sardegna? L’Ue non ha nulla in contrario. Lo ha annunciato questa mattina il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani incontrando a Roma il presidente della Regione Ugo Cappellacci e alcuni rappresentanti del Comitato Sardegna Zona Franca. In pratica l’Europa non ha nulla da ridire sull’esenzione dell’isola dal territorio doganale italiano, neppure per tutta la sua estensione. Tutto dipende, come al solito, dalla capacità – purtroppo storicamente quasi nulla – della Regione Autonoma della Sardegna di essere unita e di saper contrattare condizioni fiscali favorevoli con il Governo italiano.

Zona franca Tajani«La Commissione europea lascia le porte aperte alla zona franca sarda, qualunque estensione sia concordata dalla Regione autonoma con lo Stato italiano», ha spiegato da Roma l’avvocato Francesco Scifo, uno dei leader del Comitato Sardegna Zona franca. «Nessun termine perentorio è scaduto o in scadenza – ha aggiunto Scifo – anzi il vicecommissario Tajani ci ha assicurato che l’entrata in vigore del nuovo Codice doganale europeo, prevista per il prossimo 1° novembre, sarà ulteriormente prorogata. C’è ancora tutto il tempo per inserire la Sardegna come zona franca».

Zona franca e campagna elettorale

Le novità odierne mettono in discussione le recenti affermazioni dell’europarlamentare del Pd Francesca Barracciu, candidata alle prossime primarie del centrosinistra, che nei giorni scorsi aveva parlato, a proposito della zona franca, di un “sogno irrealizzabile” proposto con l’inganno ai sardi da Cappellacci. Al di là delle comprensibili (in campagna elettorale) bacchettate rivolte a Cappellacci, reo di essere “latitante” rispetto alla necessità per l’Isola di «una forte iniziativa politica con le istituzioni europee e nazionali e tempestive proposte parlamentari emendative», le ultime notizie confutano la tempistica proposta dall’europarlamentare: secondo la Barracciu infatti gli emendamenti al codice doganale sarebbero dovuti esser presentati entro il 16 ottobre 2012, mentre il governatore sardo si sarebbe limitato a delle irrituali e inutili lettere spedite alla Commissione europea nel gennaio scorso.

«Il codice doganale può essere modificato per l’istituzione della zona franca della Sardegna e la Commissione Europea non porrà alcun ostacolo. Occorre la comunicazione da parte dello Stato nazionale», ha affermato invece oggi la Regione ribadendo la legittimità del percorso avviato: sarà lo Stato a dover dare l’input perché l’Unione Europea possa compiere i passi conseguenti.

Ritorna quindi il solito problema irrisolto da anni: qualsiasi contrattazione con lo Stato è destinata ad essere vana se portata avanti da una regione in cui gli interessi di parte, soprattutto in periodo di campagna elettorale, prevalgono su quelli della collettività. Nella sua ultima dichiarazione sulla zona franca la Barracciu ha giustamente sostenuto che «per mettere la Sardegna fuori dal territorio doganale dell’Italia e dell’Unione era indispensabile lavorare politicamente per avere la condivisione del Governo italiano e trovare, tramite questo, l’accordo con gli altri 27 capi di Stato e di Governo che siedono nel Consiglio europeo». Una dichiarazione che fa presupporre che l’ex segretaria del Pd reputi in qualche modo positiva per la Sardegna l’istituzione della zona franca. Allora perché – una volta stabilito che ci sono ancora i termini per farlo – non unire le forze e fare fronte comune per ottenere quella condizione che secondo Cappellacci  è una «giusta compensazione degli svantaggi derivanti dalla condizione oggettiva di insularità, uno strumento che può portare slancio ad un’economia provata dalla crisi economica e da decenni di scelte miopi, e portare nuova impresa e nuova occupazione nella nostra isola»?.

Sull’argomento, ormai è noto, rimane parecchia confusione. In molti sostengono ad esempio che la zona franca non potrà mai essere un volano di sviluppo per la Sardegna (come la Cna Sardegna che in un recente studio ha voluto dimostrare che le regioni insulari dotate di zona franca non hanno ottenuto rilevanti benefici). E’ inoltre necessario verificare  – come sostiene anche il costituzionalista Pietro Ciarlo – quali conseguenze avrebbe per le casse regionali il taglio dei 9/10 dell’Iva riscossa annualmente in Sardegna con cui la regione contribuisce a pagare le sue spese, risorse che ovviamente verrebbero meno con l’istituzione della zona franca. Insomma sull’argomento continuano ad esserci tante verità e tante sfaccettature. Non è assolutamente detto che la zona franca sia la panacea di tutti i mali salla Sardegna, ma discuterne senza demagogia e preconcetti sarebbe già un buon risultato. Se la zona franca potrà essere strumento di sviluppo lo sarà per tutta la Sardegna, a prescindere da chi vincerà le elezioni di febbraio. Dunque chi crede in questa opportunità farebbe bene ad unirsi per portare avanti la battaglia con lo Stato. Resta ancora da capire perchè il decreto numero 75, portato a casa nel 1998 dall’allora presidente della Regione sarda Federico Palomba, non sia mai stato attuato per più di quindici anni e oggi, alla vigilia delle elezioni, la politica sarda – su assist dei cittadini organizzati spontaneamente – si ricordi che esiste una opportunità, peraltro prevista nello Statuto sardo, che si chiama zona franca.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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