Gioco d’azzardo, la Chiesa si schiera con IdV

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Gioco d'azzardo

Gioco d’azzardo. Bis. C’è la vecchietta. Che quando arrivano i dipendenti dell’Agenzia delle Entrate per controllare gli incassi della slot si aggrappa alla macchina perché vuole giocare ancora per recuperare tutto quello che ha sperperato. C’è l’imprenditore. Che per il suo vizio del gioco d’azzardo manda in fallimento la sua fabbrichetta e rovina i suoi dipendenti e le loro famiglie prima di andare a curarsi all’estero in una comunità di recupero. C’è il politico. Quello ingordo. Quello che i soldi non gli bastano mai. E allora gioca. Gioca per averne altri. Ma poi c’è soprattutto lui. Lo sfigato. Il disoccupato, il cassintegrato. Con moglie e figli da sfamare. Quello che, appena ricevuto l’assegno di disoccupazione se lo gioca subito perché non può continuare sempre così e la fortuna prima o poi deve girare. Ma che a furia di giocare si rovina la vita e rovina quella dei suoi cari.

Storie di ordinaria follia, ma dietro le quali ci sono loro. Le lobby del gioco d’azzardo che si fanno d’oro sulla pelle dei circa tre milioni di giocatori accaniti esistenti in Italia, che si spartiscono il fatturato di circa 100 miliardi di euro, circa il 4% del Pil di un’Italia messa in ginocchio dalla crisi. Su questo fatturato complessivo, solo 8 miliardi ritornano in tasse allo Stato (che però deve pagarne molti di più per ammortizzare i costi sociali): la maggior parte di questi guadagni vanno ai signori delle slotmachine e dei videopoker, mentre un’altra parte arriva nelle tasche degli altri sciacalli che fanno parte del variegato mondo del gioco d’azzardo che sfrutta la debolezza della gente: usurai, compro oro e criminali più o meno organizzati.

Giusto per fare un esempio: in Italia, secondo dati della Onlus Assi.GAP (che si occupa del Gioco d’azzardo Patologico) vengono emessi ogni anno circa 100 milioni di biglietti Gratta e Vinci da 5 euro. Su un fatturato di 500 milioni vengono incassati premi per 352 milioni (con un guadagno netto di 151 milioni). La maggior parte dei premi – 200 milioni circa – consistono in vincite da 5 euro e 10 euro che vengono regolarmente rigiocate assicurando dunque la vendita di tantissimi altri tagliandi.

Gioco d'azzardo
Una slotmachine

Eppure sul business del gioco d’azzardo c’è molta ipocrisia. Non solo da parte del Parlamento (anche se fa ben sperare la recente bocciatura in Senato della proposta di aumentare il numero di concessioni per le slotmachine, un business da circa 6 miliardi di euro). Anche i grandi mass-media, che spesso e volentieri incamerano i soldi della pubblicità del gioco d’azzardo, hanno molte remore a prendere una posizione netta.

Gioco d’azzardo: la proposta dell’IdV

Per dire basta a questo ladrocinio legalizzato, che per una quindicina di anni buoni lo Stato ha abbondantemente foraggiato con una legislazione alquanto permissiva, l’Italia dei Valori ha lanciato all’inizio di agosto una proposta di legge d’iniziativa popolare che vieta totalmente il gioco d’azzardo permettendo soltanto i giochi tradizionali come il lotto e le scommesse sportive. L’iniziativa è stata presentata oggi a livello territoriale per la prima volta a Cagliari. In Sardegna – i gazebo saranno allestiti a partire dalla prossima settimana ma la proposta potrà essere sottoscritta anche in tutti i Comuni – l’Idv ha infatti trovato una sponda in importanti espressioni della Chiesa sarda, nell’Anci, nel mondo dell’artigianato (Cna e Confartigianato) e nelle numerose associazioni che si occupano di questa piaga sociale. In ogni caso i gazebo saranno allestiti a Cagliari domenica 22 settembre nei luoghi di smistamento dei pellegrini che giungeranno nel capoluogo in occasione della visita di Papa Francesco, al quale potrebbe essere chiesto di pronunciarsi pubblicamente su questo fenomeno.

«Il gioco d’azzardo è una vera e propria piaga sociale legalizzata dallo Stato che negli ultimi quindici anni ne ha permesso il proliferare premiando le potenti lobby che gestiscono questo ricchissimo business», ha spiegato il segretario regionale dell’Idv Federico Palomba dando qualche numero del fenomeno che riguarda complessivamente circa 15 milioni di persone. «L’Italia – ha detto Palomba – occupa il primo posto in Europa e il terzo nel mondo con un prelievo dalle tasche dei cittadini di circa 100 miliardi di euro. Il gioco d’azzardo legalizzato è oggi la terza industria italiana per fatturato. Su questo fatturato lo Stato percepisce circa 8 miliardi, una miserabile e cinica tassa sulla disperazione. Il resto va a vantaggio degli usurai, dei compro-oro e soprattutto della criminalità organizzata».

«I numeri sono impressionanti», ha detto il presidente dell’Anci Cristiano Erriu spiegando che molti sindaci sardi, dopo il manifesto nazionale, hanno preso posizione contro il gioco d’azzardo anche emanando delle ordinanze che impediscono nuove concessioni. Nell’esprimere condivisione e sostegno per l’iniziativa, sulla quale interesserà i sindaci, ha aggiunto: «Stiamo parlando di un costo sociale altissimo perché ai soldi spesi da persone che spesso sono disagiate si aggiungono quelli che derivano dall’aumento della devianza e della microcriminalità».

Don Ettore Cannavera, responsabile della comunità La Collina, legato a Palomba da una profonda amicizia, ha denunciato l’ipocrisia di uno Stato che da un lato lucra con il gioco d’azzardo e dall’altro è restio a riconoscere la dipendenza derivante dalla ludopatia non permettendo l’accoglienza nelle comunità di recupero e l’aiuto psicologico gratuito. «Oltre alle cure necessarie – ha detto don Ettore – è però indispensabile anche la prevenzione: bisogna andare nelle scuole e parlare dei pericoli del gioco d’azzardo». Oltre a lui hanno aderito all’iniziativa anche Don Pietro Borrotzu, responsabile della Pastorale regionale del Lavoro) e don Marco Lai, responsabile della Caritas diocesana. Matteo Lecis Cocco Ortu, del Comitato Slot -MOB Cagliari (Comitato di cittadini per il contrasto al gioco d’azzardo che comprende una decina di associazioni cagliaritane) ha annunciato per il prossimo 19 ottobre a Cagliari uno Slot Mob nei bar che hanno detto no a slotmachine e videopoker. «Un’iniziativa – ha spiegato – che serve per premiare gli esercizi commerciali che coraggiosamente stanno facendo obiezione di coscienza per dire no al gioco d’azzardo».

 

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