25.1 C
New York
lunedì, Novembre 23, 2020
Web Radio
Home Archivio Gioco d'azzardo, storie di ordinaria disperazione

Gioco d’azzardo, storie di ordinaria disperazione

Azzardo. “Da qualche anno la mia vita era diventata un pericoloso gioco d’azzardo. Un passaggio cieco sopra un crinale da cui non riuscivo più a distinguere il bene dal male. Mi presento. Il mio nome è Roberto. Prima ero felice: avevo un lavoro fisso, una moglie, un bambino da curare. Avevo sempre sognato la serenità che viene da una coscienza pulita, dal non aver nulla da nascondere. Dal poter guardare negli occhi le persone che ami. Nei momenti liberi portavo mio figlio al parco di Terramaini per insegnargli a giocare a pallone sul prato. Da ragazzo ero bravo a calcio. Il pallone faceva sempre quello che volevo io, spalle alla porta riuscivo a girarmi e segnare da qualsiasi posizione. Non avevo un tiro forte, ma chissà perché riuscivo quasi sempre a piazzare la palla all’incrocio dei pali o all’angolino basso, dove il portiere non poteva arrivare”.

“Sono cresciuto così, pensando di essere sempre in grado di raggiungere qualsiasi obiettivo. Di fare sempre goal. Quando ho trovato subito lavoro, dopo la laurea, quasi non ho fatto caso al grande dono che avevo ricevuto. Era tutto normale. Normale come l’amore di mia moglie e del mio figlioletto. Ma il giorno in cui l’azienda in cui lavoravo è fallita ho capito che la vita è strana e disegna traiettorie ed effetti che non ci aspettiamo. La cassa integrazione mi ha fatto entrare in un tunnel nero. Sono diventato cupo, scostante. Nonostante avessi tanto tempo a disposizione non mi andava più di portare mio figlio al parco. Avevo perso di vista tutti gli amici. E litigavo sempre più spesso con mia moglie.

“A casa mancavano i soldi per mangiare. Lo stipendio di Simona non bastava. E’ stato allora che ho deciso di tentare la fortuna e di spendere quel poco che avevo per sfidare la sorte. Ho iniziato con un maledetto gratta e vinci da cinque euro. Pieno di speranze. Ho grattato, ma nulla. Poi un altro, poi un altro ancora. Ho provato anche a puntare un po’ di soldi online, dopo aver visto una pubblicità alla Rai. Giocavo la mattina, quando Simona era al lavoro e il bambino a scuola. Poi una sera, mentre camminavo da solo, ho trovato una sala giochi con tanti  disgraziati come me che passavano ore ed ore ad inseguire una ricchezza che non arrivava mai. E’ stato un colpo di fulmine. Ogni sera dicevo a mia moglie che uscivo per cercar lavoro. Ma non era vero. Stavo lì per ore. Giocavo e perdevo. Giocavo. E perdevo. Poi, senza più un euro in tasca, me ne ritornavo a casa.

“Una notte, quando ormai avevo fatto fuori tutti i soldi dell’assegno, sono entrato nella cameretta blu cobalto di mio figlio. Sono rimasto per un attimo a contemplare la sua faccia da angioletto che dormiva serenamente. Ad ascoltare il suo respiro profondo. Poi senza farmi sentire ho aperto furtivamente il cassetto dove sapevo che teneva i suoi soldini e ho rubato le paghette settimanali dal suo borsellino colorato. Sapete, la dipendenza è così: per un drogato, qualsiasi sia la droga che usa, tutto è lecito. Tutto è giusto. Tutto è maledettamente possibile.

“Avevo chiesto un prestito, sembravano persone per bene. Ma ora quegli strozzini rivolevano i soldi e minacciavano di fare del male alla mia famiglia.  Ero disperato. E una notte, guardando negli occhi mio figlio prima di derubarlo per l’ultima volta come un giuda, ho capito che non potevo andare avanti così. Avevo rovinato la mia vita ma non potevo rovinare anche la sua e quella di Simona.

“Ci stavo pensando da tempo, ma quella volta lo feci davvero. Mentre erano tutti a letto buttai giù un sorso di acquavite dalla bottiglia, presi la rincorsa e saltai sotto. In un estremo atto di egoismo, incosciente della disperazione che avrei provocato nella mia famiglia che, con quel gesto assurdo, cercavo di proteggere”.

Roberto è un personaggio di fantasia. Ma purtroppo non sono personaggi di fantasia i circa 800 mila italiani che soffrono di ludopatia, cioè sono letteralmente schiavi del gioco d’ azzardo.

Gioco d’ azzardo, una piaga sociale

L’Italia è la prima nazione in Europa e la terza nel mondo per gioco d’ azzardo, una piaga che ogni anno preleva dalle tasche dei cittadini circa 100 miliardi di euro. La nostra è la nazione dove si vendono più Gratta e vinci. Le slotmachine ospitate nelle tantissime sale da gioco italiane, a cui si deve la gran parte di questo fatturato, sono ben 400mila. Purtroppo lo Stato negli ultimi 15 anni ha favorito questa piaga sociale ingrassando in modo inconcepibile le lobby che lucrano sull’industria della disperazione.

A giocare d’ azzardo sono addirittura quindici milioni di italiani: di questi 800mila sono affetti da ludopatia conclamata e quasi tre milioni sono a rischio di dipendenza. Secondo i dati Eurispes si tratta soprattutto di giovani, disoccupati, cassintegrati che hanno perso il posto di lavoro. Eppure in media buttano letteralmente al vento 1700 euro all’anno con slotmachine, videopoker, gratta e vinci e altri giochi simili.  Paradossalmente il fenomeno della ludopatia interessa per lo più persone appartenenti alle fasce sociali più deboli che per disperazione si indebitano col gioco d’azzardo e si mettono in mano agli strozzini nella vana speranza di una miracolosa vincita.

Siccome credo che lo Stato non possa permettersi di essere un biscazziere che lucra sulla disperazione dei suoi figli, firmerò la proposta di legge di iniziativa popolare dell’Italia dei Valori che si prefigge di vietare totalmente il gioco d’ azzardo ad eccezione dei giochi tradizionali come il lotto e le scommesse sportive. La politica e le istituzioni riprendano a fare responsabilmente il loro lavoro senza alimentare interessi che favoriscono il malaffare e la corruzione: di gioco d’ azzardo e di disperazione si può morire.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

- Advertisment -Web Radio

Most Popular

5G, la Commissione UE pensa ad organismi indipendenti per la valutazione dei potenziali rischi sulla salute

Dopo la denuncia del legale cagliaritano Francesco Scifo, l'Europa fa marcia indietro: indagine sui potenziali rischi sulla salute derivanti dal 5G

Tribunale di Cagliari, salta la programmazione d’urgenza: processi celebrati senza avvocati e imputati

Avvocati in fibrillazione a l Foro di Cagliari dove, senza una comunicazione ufficiale, è ripresa la regolare attività ed è venuta meno la programmazione d'urgenza delle udienze determinata dall'emergenza Covid 19

Diamanti, i migliori amici degli investitori

Anche in Sardegna sempre più risparmiatori investono in diamanti: ma come distinguere una pietra preziosa di qualità da un fondo di bottiglia?

Racconti dalla Sardegna: concorso letterario per autori sardi

Al via la seconda edizione del concorso letterario Racconti dalla Sardegna indetto da Historica edizioni in collaborazione con il sito Cultora: scadenza il 1° marzo 2019

Recent Comments

Petizione per tutelare le storie di Villa Clara: un patrimonio abbandonato (Alessandro Zorco) - NewsRss24 Italia on Le storie di Villa Clara: un patrimonio abbandonato
Educazione: le parole di Don Bosco – Famiglia Cattolica on Salesiani: le quattro parole di Don Bosco
GENOCIDIO SARDO: DENUNCIA ALL’AJA | on Genocidio del popolo sardo: denuncia all’Aja
GENOCIDIO SARDO: DENUNCIA ALL’AJA | on Zona franca
La XXIX Marcia della Pace – Famiglia Cattolica on A Carbonia la XXIX Marcia della Pace
Santo Stefano: un piccolo gesto di unità – Famiglia Cattolica on Santo Stefano: un piccolo passo verso l’unità
Scrivere una lettera a Dio – Famiglia Cattolica on Concorso dell’Ucsi Catania: scrivi una lettera a Dio
Adolescenti tra la famiglia e il web – Famiglia Cattolica on Adolescenti: istruzioni per l’uso
IL PROFUMO ECOSOSTENIBILE DEL VETIVER - Diario della Coltivazione on L’orto sinergico e l’agricoltura a misura d’uomo
IL PROFUMO ECOSOSTENIBILE DEL VETIVER - Diario della Coltivazione on Il profumo ecosostenibile del Vetiver