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Continuità territoriale o libera concorrenza?

Dopo aver seguito per anni la cronaca regionale e avere scritto innumerevoli articoli sui trasporti da e per la Sardegna mi viene il dubbio che, così come è organizzata, la continuità territoriale sia come la fantozziana corazzata Potemkin: una c****a pazzesca. Teoricamente è giusto il riconoscimento per i cittadini sardi del diritto a viaggiare alle stesse condizioni del resto degli italiani. Ma questo sta avvenendo effettivamente? O quella che chiamiamo continuità territoriale è solo una presa in giro?

Il sistema attuale di continuità territoriale aerea – basato su una lunga e farraginosa gara internazionale per l’assegnazione delle rotte – è probabilmente un modello inadeguato che sta provocando soltanto una guerra che le compagnie combattono sistematicamente sulla testa dei sardi. I quali continuano a viaggiare in aereo a prezzi “agevolati” ancora troppo alti: quasi 180 euro per un biglietto della tratta Cagliari-Milano è insostenibile per una famiglia media. E i prezzi sono troppo alti anche per i turisti italiani che ormai stanno abbandonando la nostra isola preferendo altre mete più abbordabili.

Continuità territoriale o rotte libere?

Ma perché non provare a liberalizzare le tratte, come è avvenuto con le compagnie telefoniche che per fronteggiarsi continuano ad abbassare le tariffe dei cellulari? Una sana concorrenza – sia nei cieli che nei mari sardi – spingerebbe le compagnie aeree e marittime a calmierare i prezzi per tutti: sia per i residenti in Sardegna che per i turisti. Lo dimostra il boom dei voli low cost che in questi anni hanno permesso collegamenti più abbordabili da e per la Sardegna. Certo, lo spirito della continuità territoriale è quello di fornire un servizio con orari e prezzo certo in qualsiasi periodo dell’anno: ma questo modello di continuità territoriale, in regime di sostanziale oligopolio, è veramente in grado di farlo? O sarebbe più efficace un libero mercato con più vettori che forniscono questo servizio? La domanda è ovviamente aperta a qualsiasi contributo.

Di certo la recentissima promozione della Tirrenia di collegare la Sardegna alla Penisola fino alla fine di ottobre a una tariffa di 123 euro per promuovere il turismo autunnale nell’isola (viaggio di andata e ritorno per una persona, posto auto e cena a bordo), stesso prezzo che sarà applicato da Meridiana per un biglietto aereo singolo, dimostra che con un po’ di buona volontà i prezzi possono essere abbassati senza eccessivi oneri per le compagnie. Non solo per i sardi ma anche per i turisti (solo fino a pochi giorni fa un passaggio in poltrona per una famiglia di tre persone su una nave di linea costava quasi cinquecento euro).

Già nel 2001, quando assistemmo al primo volo Cagliari-Roma in regime agevolato i sindacati confederali sardi avevano sollevato una questione fondamentale: la continuità territoriale non può risolversi solo nel diritto dei sardi ad avere tariffe scontate. Ma deve comprendere anche il diritto dei non residenti di raggiungere agevolmente la Sardegna, in modo da dare un po’ di fiato al turismo isolano. Oggi, a quasi tredici anni di distanza da quel gennaio, è purtroppo cambiato ben poco. Continuiamo a fare gli stessi ragionamenti sulla dis- continuità territoriale e – quando scadono le convenzioni – continuiamo ad assistere alle solite polemiche e alle lotte strategiche tra le compagnie in vista del rinnovo. Quest’anno la Regione Sarda ha rimodulato le risorse per la continuità territoriale aerea, passate da 52 a 43 milioni di euro e ha stanziato parecchi fondi per le società di gestione degli scali isolani dove operano le compagnie low cost. Questo fatto ha suscitato naturalmente gli strali di Meridiana. La compagnia dell’Aga Khan, l’ex Alisarda e compagnia di bandiera dei sardi, ha accusato viale Trento di aver favorito spudoratamente i vettori low cost, dopando il mercato e la libera concorrenza.

Continuità territoriale
Un aereo Meridiana

Meridiana se le cose resteranno così rimarrà di stanza praticamente soltanto ad Olbia (anche se ha annunciato un non meglio precisato “piano su Cagliari”) con la conseguente preoccupazione dei sindacati che hanno denunciato il pericolo di una catastrofe occupazionale (oltre 1350 dipendenti della compagnia olbiese sono già in cassa integrazione). Alitalia volerà invece da tutti gli scali sardi, mentre alcune tratte sono state richieste dalla new entry New Livingstone. L’assegnazione degli slot si saprà tra circa una settimana, al termine delle procedure burocratiche, ma dalle premesse si annuncia una sorta di monopolio di Alitalia, presente in tutti e tre gli scali isolani. Un po’ come succede nei mari della Sardegna dove nonostante il tentativo della Regione di varare la cosiddetta “flotta sarda” di fatto vige un sostanziale regime monopolistico. Con la Tirrenia che, al di là del contentino della promozione autunnale, ha dalla sua una convenzione favorevole con lo Stato che le consente di praticare liberamente le sue tariffe.

Che fare allora per uscire da questo isolamento?

Per qualche anno ci siamo abituati ai voli low cost e alle ferree regole di Ryanair, pur di partire abbiamo cercato di comprare i biglietti aerei mesi e mesi prima e abbiamo stipato le nostre cose in mini trolley che potevano essere portati in cabina. Ma anche questa opportunità rischia seriamente di sfumare visto che l’Unione Europea, che insieme allo Stato non sta lesinando bordate all’autonomia sarda, ha aperto una procedura di infrazione considerando aiuti di Stato i contributi della Regione sarda alle società aeroportuali. In questo modo la Sardegna rischia seriamente – ma probabilmente lo è di fatto – di cadere in un disastroso monopolio dei trasporti. Aerei e marittimi. Alla faccia dei diritti dei sardi che dovrebbero teoricamente essere tutelati da una continuità territoriale prevista dalla legge.

Insomma, per i trasporti sardi l’orizzonte è ancora molto buio. E continuerà ad esserlo se non si riusciranno a piegare le regole del mercato alle esigenze della Sardegna. Ed essere isolati e armati fino ai denti all’ingresso del Mediterraneo con una guerra alle porte in Siria non è certamente una bella prospettiva.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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