Ippica in Sardegna. Nonostante l’anglo-arabo-sardo sia un cavallo di razza antichissima e  l’isola abbia una grande tradizione nell’allevamento equino, l’ippica isolana attraversa una crisi nera. Pochi cavalli selezionati e  ippodromi sempre meno affollati o addirittura in stato di abbandono come quello di Cagliari. Ora le istituzioni sembrano ricordarsi di questo enorme patrimonio che potrebbe contribuire al rilancio dell’economia sarda. Nel Forum Allevatoriale sul cavallo sportivo che si terrà venerdì 30 agosto ad Arborea la Regione  annuncerà un “piano organico di incentivi su base pluriennale” per il rilancio del comparto dell’ippica sarda. Anche il Comune di Cagliari da qualche mese sembra aver ripreso in mano la annosa questione dell’ippodromo del Poetto, si spera finalmente nell’ottica del rilancio della struttura. Nel frattempo però il comparto sta andando a rotoli  e uomini e animali sono costretti ad emigrare: è ormai noto che la maggior parte dei cavalli e dei fantini che corrono il Palio di Siena sono sardi.

Qualche anno fa, da totale profano, sono rimasto molto impressionato da una serata  trascorsa all’ippodromo di Cesena, dove solitamente nel periodo estivo si disputano importanti corse di trotto. A pochi metri dalla pista dove correvano i cavalli si poteva mangiare la pizza e scommettere qualche euro sui cavalli in gara. Un’atmosfera ovattata dal calpestio degli zoccoli sulla soffice terra battuta, tantissimi appassionati, una buona pizza (cosa che non guasta mai) e una struttura efficiente che evidentemente era in grado di creare anche reddito e posti di lavoro. In questi anni mi sono sempre chiesto: perché una cosa del genere non si può realizzare anche a Cagliari?

L’ippica in primo piano

Non che l’attività ippica in Sardegna sia completamente ferma. Ultimamente la Regione ha stanziato 400mila euro per l’organizzazione di undici ulteriori giornate, oltre quelle normalmente in programma negli ippodromi sardi in cui attualmente è possibile l’attività agonistica: Chilivani, Sassari e Villacidro. E non mancano neppure i tentativi di valorizzazione del cavallo anglo-arabo sardo, allevato da circa un secolo in terra sarda. Proprio in questi giorni si tiene ad Uri, nel Nord dell’Isola, il Primo palio dell’anglo-arabo sardo, finalizzato proprio al rilancio dell’allevamento e in generale dell’attività ippica. Non solo: qualche mese fa la Regione ha siglato con i sindaci dei quattro Comuni della Giara di Gesturi (Gesturi, Setzu, Tuili e Genoni) un protocollo d’intesa finalizzato alla salvaguardia e alla valorizzazione dei cavallini selvatici, patrimonio unico della Sardegna che scandalosamente negli anni scorsi è stato totalmente dimenticato.

La Sartiglia di Oristano

Ma c’è ancora molto da fare per potenziare un settore dalle secolari tradizioni. Basti pensare alle spettacolari corse e pariglie della Sartiglia di Oristano, all’Ardia di Sedilo, alla Cavalcata sarda di Sassari e alla sfilata dei cavalieri nella festa cagliaritana di Sant’Efisio.

“Le potenzialità dell’allevamento sardo sono talmente grandi che è impossibile non lavorare per la loro affermazione su base mondiale ed è per questo che il Forum è aperto a tutti gli allevatori, i cavalieri e gli appassionati, che vogliono contribuire al rilancio di questo comparto”, si legge nel comunicato stampa diramato qualche giorno fa dalla Regione per annunciare l’appuntamento di Arborea, finalizzato appunto ad incrementare “la consapevolezza di quanto il cavallo sportivo sardo sia elemento centrale e fulcro di un comparto significativo e portante per l’economia della Sardegna. La presenza del presidente Cappellacci e le misure di sostegno in fase di definizione da parte della Giunta – prosegue la nota della Regione – sono una dimostrazione tangibile di quanto il Forum voglia porre una sorta di pietra miliare, dalla quale ripartire”.

Speriamo. Sarebbe una sorta di ravvedimento operoso della Regione, dato che fino a pochi mesi fa gli operatori del settore non lesinavano le accuse indirizzate verso viale Trento.

In una recente intervista a La Nuova Sardegna Francesco Sionis, una delle autorità in materia (consigliere nazionale dell’Unire, è stato ex presidente dell’Istituto per l’incremento ippico e ora guida l’ippodromo di Chilivani) descriveva il progressivo declino dell’ippodromo più prestigioso dell’isola accusando proprio la Regione di aver “colpevolmente cancellato una delle nostre eccellenze”.

A Chilivani – dichiarava Sionis – fino al 2007, le giornate di corsa erano 32 con punte di 37: una media di due-tremila spettatori a corsa con punte addirittura di cinquemila. Negli ultimi anni l’ippodromo di Chilivani avrebbe registrato un calo del 65,9 per cento (undici sole giornate organizzate in un anno con sei corse per ogni giornata). E i 270 box – per i quali fino al 2008 bisognava rispettare la lista d’attesa – sono desolatamente vuoti: ci sono solo 72 cavalli tutti dei titolari dei colori di scuderia.

L’ippodromo del Poetto

La speranza è che la volontà di rilancio dell’attività ippica in Sardegna – che si auspica non sia solo una propaganda elettorale ma un intento concreto – abbracci anche il rilancio dell’ Ippodromo Gutierrez di Cagliari,  inaugurato in pompa magna dai Reali della Casa Savoia nel 1929, in piena epoca fascista (come l’ex Ospedale Marino che campeggia di fronte).

Dopo aver funzionato fino al 2004 per la gioia degli scommettitori cagliaritani l’impianto, incastonato tra la spiaggia del Poetto e il compendio Saline-Molentargius, è attualmente in condizioni desolanti. Funziona, per carità. Continuano le lezioni ai bambini, l’ippoterapia e varie altre attività. Ma è sfruttato solo per una parte infinitesimale.

Qualche mese fa, nell’ambito dei tagli imposti dalla spending review del Governo Monti, il Comune di Cagliari ha modificato lo statuto della Società Ippica di Cagliari, la SPA pubblica che gestiva l’impianto (di cui è titolare al 70% il Comune di Cagliari, al 17% la Camera di Commercio e al 13% la Regione): Il cambio dello statuto – oltre a trasformate la società ippica in una SRL – ha ridotto il consiglio di amministrazione a 3 soli componenti e ha soppresso il Comitato esecutivo. Non è comunque escluso che l’intera società ippica possa anche essere dismessa dal Comune di Cagliari (la relativa deliberazione è stata rinviata), aprendo magari le porte a una privatizzazione.

Del resto per rimettere in sesto l’impianto pare siano necessari parecchi soldi (qualche anno fa l’Unione sarda parlava di tre milioni di euro circa). Nei giorni scorsi l’assessorato all’Urbanistica ha autorizzato la sistemazione del maneggio coperto acquistato dalla società ippica, in modo da consentire ai cavalieri di allenarsi anche con il maltempo. Ma il  «terzo lotto» del progetto – oltre il maneggio coperto – consiste soprattutto nel completare le tribune, sistemare il totalizzatore per le scommesse e nuovi box per i cavalli in modo da permettere la ripresa delle attività agonistiche.

 

Resta quindi da capire cosa l’amministrazione comunale vuole fare dell’ippodromo cagliaritano: dismetterlo o renderlo veramente fruibile per i cagliaritani, magari integrandolo con il compendio Saline-Molentargius in un progetto organico che possa rappresentare un fiore all’occhiello per la città. Magari realizzando anche un centro sportivo polifunzionale che sfrutti anche l’area del campo di calcio dove un tempo si allenava il Cagliari.

In Italia, d’altronde, strutture di questo tipo funzionano eccome. Come a Cesena dove l’ippodromo – anche se le gare si svolgono solo nei mesi estivi – è aperto tutto l’anno con tre ristoranti, un parco giochi per bambini, una sala Bingo, due circoli ippici  e un centro sportivo polivalente  con piscina, campi da tennis , calcetto e palestra. Una struttura del genere rappresenterebbe anche a Cagliari un’ottima opportunità per gli appassionati di ippica che potrebbero fare passeggiate a cavallo in un’oasi di rara bellezza e assistere nuovamente alle corse di trotto. Ma sarebbe – senza ulteriori e inopportune colate di cemento – anche una fonte di lavoro e di sviluppo economico per la città.

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