Incendi in Sardegna

Incendi in Sardegna. Dopo i roghi che la settimana scorsa hanno devastato più di ottomila ettari di boschi e macchia mediterranea a Laconi, Nurallao, Ghilarza e Sinnai, la Sardegna conta i danni: un allevatore in coma, mille persone evacuate, tanti animali morti. Alcuni dei centri colpiti dai roghi stanno avviando le procedure per chiedere al Governo lo stato di calamità naturale e gli indennizzi. Ma anche quest’anno si ha la sensazione della cronaca di una devastazione annunciata. Da anni i discorsi sono sempre gli stessi: mancano i mezzi di soccorso aerei e soprattutto manca un adeguato sistema di prevenzione. Fa rabbia poi la questione delle centraline di rilevamento automatico degli incendi, mai utilizzate dopo essere costate alla Regione oltre cinquanta miliardi di vecchie lire. Eppure in Sardegna il sistema di rilevamento a raggi infrarossi esiste: il Piano antincendi 2011-2013, oltre le vedette a terra, prevede infatti un monitoraggio satellitare a raggi infrarossi che oltretutto la Regione può usare gratis.

Incendi e rilevamenti a raggi infrarossi

Le informazioni sugli incendi (provenienti dalle 217 postazioni fisse in cui le vedette sarde cercano di avvistare i roghi) sono integrate dall’accesso gratuito al monitoraggio satellitare in tempo reale nell’ambito del progetto SIGRI (Sistema Integrato Gestione Rischio Incendi) dal CRPSM (Centro di Ricerca Progetto San Marco dell’Università la Sapienza di Roma). Lo prevede testualmente a pagina 83 il Piano regionale di Previsione, prevenzione e lotta contro gli incendi boschivi 2011-2013. Questo sistema di monitoraggio – evidentemente ulteriore rispetto ai sistemi di rilevamento di cui si sta polemicamente parlando in questi giorni – è inserito anche nel sito Sardegna Foreste in cui – anche se l’ultimo aggiornamento risale al giugno 2010 – si parla di un progetto che, sfruttando le immagini del satellite permette di generare mappe degli incendi ogni 15-20 minuti: “Il progetto, i cui risultati sono visibili nel sito incendi.sardegna.it, si propone di realizzare un sistema di monitoraggio in tempo reale degli incendi boschivi sull’area della Sardegna e di parte della Corsica“. (Ecco anche il sito incendi Sardegna).

 

Incendi: Canadair all’opera in Sardegna

Ora, ci si chiede: questa possibilità – che a quanto si legge nel Piano antincendi è concessa alla Regione a costo zero – esiste ancora? Se sì, viene usata?

Sì perché, senza voler sottovalutare la difficoltà di intervento e dando merito ai tanti operatori che anche la settimana scorsa hanno fronteggiato l’emergenza rischiando la vita, sembra che la macchina antincendi regionale venga sistematicamente presa alla sprovvista dai roghi, anche nelle giornate più a rischio.

Già dai primi anni Novanta – peraltro – la Sardegna poteva essere all’avanguardia nella lotta contro gli incendi perché era stato deciso di adottare un innovativo sistema di rilevamento elaborato nel 1985 dalla società cagliaritana Teletron con raffinatissime tecnologie militari. Poi qualcosa è andato storto e – dopo un tira e milla di oltre vent’anni – oggi la magistratura ordinaria (prima ancora era stata la Corte dei Conti) è chiamata a fare chiarezza su un progetto costato all’epoca cinquanta miliardi di vecchie lire e ridotto attualmente a qualche centinaia di centraline dislocate in giro per i boschi sardi in balia dei vandali (la vicenda è riassunta efficacemente in questo post).

Peccato perchè nel corso degli anni il progetto era stato pubblicizzato con molta enfasi. Anche nel giugno 2007 la Nuova Sardegna dava notizia di una presentazione dell’iniziativa nella sede di Sardegna ricerche, l’istituto nato nel Parco scientifico Polaris per seguire i progetti innovativi finanziati dal Por Sardegna. Allora la Giunta era ancora presieduta da Renato Soru. E si parlava ancora con fiducia di quelle centraline di rilevamento con due telecamere (una ad infrarossi per individuare il principio d’incendio, l’altra per dare una visione a 360 gradi di tutta l’area posta sotto sorveglianza) che avrebbero dovuto trasmettere i dati in via digitale alla stazione di controllo: una volta verificato un cambiamento di temperatura doveva scattare immediatamente l’allarme.

Ma dopo una prima sperimentazione al Parco delle Saline-Molentargius, il collaudo da parte del Corpo forestale regionale ebbe esito negativo: dunque il progetto fu accantonato e si preferì ricorrere nuovamente alle vedette dislocate sui monti. Con uno strascico di polemiche politiche da parte dell’opposizione.

La vicenda relativa alla sperimentazione del sistema di tele rilevamento a raggi infrarossi nel Parco delle Saline Molentargius è stata spiegata con chiarezza in questa intervista al titolare della società Teletron Giorgio Pelosio.

Nel luglio 2010 – dopo il cambio di guardia alla Regione – l’emergenza fuoco restava una delle priorità. L’amministrazione regionale (in sella c’era Ugo Cappellacci) firmava un accordo di collaborazione con il Ministero dell’Interno, Dipartimento dei Vigili del fuoco, per le attività di elisoccorso, la lotta agli incendi boschivi e la protezione civile, valido per il triennio 2010-12. L’accordo – tra il presidente Cappellacci e l’allora sottosegretario degli Interni Nitto Francesco Palma, oggi ministro alla Giustizia – avrebbe dovuto “rafforzare ulteriormente e rendere sempre più moderno ed efficiente il sistema di protezione civile in Sardegna”.

Il seguito è storia recente. Dopo la spending review avviata nel 2012 da Mario Monti (che ha eliminato cinque dei 19 Canadair disponibili complessivamente in Italia) la Sardegna ha pagato per l’ennesima volta un prezzo molto caro al fuoco. Dopo le polemiche dei giorni scorsi il presidente del Consiglio Enrico Letta ha annunciato che lo Stato venderà tre aerei di Stato e il ricavato (50 milioni) andrà alla Protezione civile per l’acquisto di altri Canadair o comunque per l’incremento del servizio di soccorso aereo. Sperando che da qui a settembre non ci siano altre emergenze, si vedrà se nell’estate 2014 la Sardegna sarà più sicura o se anche l’anno prossimo si dovranno fare gli stessi discorsi e sollevare gli stessi interrogativi sulla presunta utilità dei roghi alle tasche di qualcuno.

La Regione, dal canto suo, in attesa degli aiuti dal cielo statale, potrebbe iniziare a utilizzare meglio le sue prerogative in fatto di prevenzione degli incendi: a partire dal sistema di rilevamento offerto a titolo gratuito dal Centro di Ricerca Progetto San Marco dell’Università la Sapienza di Roma. Sempre che sia ancora disponibile.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *