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Microchips e privacy ai tempi di Facebook

Microchips che inseriti nel corpo umano possono scoprire in tempo reale infezioni e malattie. Possono trovare un tumore addirittura in mezz’ora. Bellissimo! La ricerca scientifica, soprattutto in America, sta facendo passi da gigante. Le malattie saranno finalmente debellate e l’umanità vivrà giorni di pace e benessere! Un momento. Rewind. Forse non è proprio così. Forse non son tutte rose e fiori. Qualche anno fa sicuramente non avremmo mai pensato che il Gps del nostro smartphone segnalasse agli amici di Facebook o ai followers di Twitter dove andiamo in spiaggia o dove andiamo a mangiare la pizza. Ma neppure oggi immaginiamo cosa potrà avvenire fra qualche anno: quando magari i nostri pensieri e i nostri stati d’animo potranno essere trasmessi per via telematica. O addirittura postati su Facebook in attesa di un “Mi piace”. La domanda allora sorge spontanea: esiste ancora la privacy?    

Qualche tempo fa aveva suscitato parecchio scalpore la dichiarazione di un deputato del Movimento 5 Stelle che – intervistato in tv – aveva affermato (testuale): “in America hanno già iniziato a mettere i microchip all’interno del corpo umano, per registrare, per mettere i soldi, e quindi è un controllo di tutta la popolazione. Quelle persone che se lo fanno iniettare non sanno a cosa vanno incontro. Con Internet, visto che molte coscienze si stanno svegliando, queste verità stanno venendo fuori, e infatti noi del Movimento 5 Stelle usiamo molto Internet, siamo coscienti di questa cosa”.

Quelle dichiarazioni avevano portato una lunga serie di sfottò al parlamentare grillino, reo di aver abboccato come un boccalone a chissà quali teorie complottiste. Eppure, l’inserimento dei microchips nel corpo umano non è affatto una fantasia campata per aria. In America il Quantified Self, un movimento di cui fanno parte persone come Kevin Kelly (cofondatore di Wired, rivista che tratta temi tecnologici ed è considerata una sorta di Bibbia di Internet) sta cercando di convincere capillarmente l’opinione pubblica sulla necessità di avere un controllo totale del proprio corpo proprio attraverso la tecnologia.

Intervistato da Repubblica, Bruce Sterlingm, esperto di fantascienza e di tecnologia, uno dei fondatori del movimento letterario cyberpunk (dunque non proprio un invasato anti-progresso), aveva messo in guardia contro i pericoli di questa impostazione super tecnologica e i rischi insiti in questi minuscoli apparecchietti da indossare, ingerire o impiantarsi in una parte del corpo. E aveva spiegato che i famigerati microchips saranno addirittura in grado di determinare gli stati emotivi dell’uomo (oltre a indicare, come una specie di scatola nera, chi abbiamo incontrato, cosa abbiamo mangiato o quanto abbiamo dormito).

Microchips come webcam

Microchips
Qualche dubbio scientifico sui microchips

Con le loro dimensioni di un quarto di un granello di riso, i microchips – secondo gli esperti – possono contenere fino a 250 mila dati, sia in entrata che in uscita. In pratica possono trasmettere (a chi?) e ricevere (da chi?) dati super sensibili. «Leggendo il battito cardiaco – avvertiva Sterlingm – si può determinare anche quali sono gli stati emotivi di un individuo. Un micro sensore nel corpo – spiegava – è potenzialmente come una webcam che trasmette live su Facebook a nostra insaputa: è munito di un’antenna con la quale, attraverso un satellite, può localizzare qualsiasi persona o animale che lo portasse a tre metri dal luogo esatto in cui si trovano. E’ un mezzo di controllo efficientissimo».

Insomma, dopo i braccialetti con microchips per i detenuti in libertà vigilata e i microchips per gli animali domestici quanto ci vorrà perché questi apparecchietti vengano proposti o addirittura imposti anche a tutti noi? Quale balla ci berremo per lasciarci convincere che tutto cambierà in meglio con degli splendidi microchips sottopelle? Più belli di un piercing? Più accattivanti di un tatuaggio a tutto braccio? Più efficaci di una radigrafia o di una tac?

Ma c’è anche un altro aspetto particolarmente inquietante. Uno dei problemi irrisolti e ancora allo studio che pare impedisca il boom dei microchips è quello dell’autonomia delle batterie, in quanto quelle al litio pare si possano ricaricare automaticamente solo con i mutamenti di temperatura. Bé, qualche anno fa è stato commissionato ad una equipe di circa cento scienziati tra i migliori al mondo in questo settore uno studio – costato circa un milione e mezzo – che aveva appunto l’obiettivo di determinare il punto più appropriato per inserire i microchips nel corpo umano in modo da captare al massimo i mutamenti della temperatura. Come ha rivelato l’ingegnere Carl Sanders, direttore di quel progetto, quello studio ha stabilito che il punto più adeguato per inserire i microchips si trova sotto i capelli della fronte e sotto il dorso della mano destra. Non si può non notare l’attinenza con uno dei passi più noti e discussi dell’Apocalisse di San Giovanni.

“Inoltre obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia, perché è un numero d’uomo; e il suo numero è seicentosessantasei” (Apocalisse 13:16-18)

Una “coincidenza” che quanto meno fa riflettere.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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