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Piano paesaggistico: Sardegna tra ambiente e primarie

Piano paesaggistico. Ugo Cappellacci lo aveva promesso durante la vittoriosa campagna elettorale del 2009 e ora, alla vigilia delle prossime elezioni, lo ribadisce: il Piano Paesaggistico regionale varato da Renato Soru sarà modificato entro i primi mesi del 2014. Pare che da mesi, nel silenzio generale rotto oggi da un’inchiesta pubblicata dalla Nuova Sardegna, una task force esterna alla Regione sia al lavoro per revisionare le norme emanate nel novembre 2004 da Renato Soru, che al tempo rappresentarono un esempio di amministrazione virtuosa per tutta Italia. Oggi, con la campagna elettorale alle porte, si ripropone lo stereotipo ormai noto: centrodestra che apre le porte alle imprese edili, con il rischio di spalancarle anche ai cementificatori  e agli speculatori, e centrosinistra abbarbicato a difesa degli splendidi tesori ambientali, identitari e culturali della Sardegna.

Stintino – Torre della Pelosa

La notizia data dalla Nuova Sardegna di una imminente revisione del Piano paesaggistico regionale, affidata peraltro a un gruppo di esperti esterni alla Regione, sembra dare un’accelerata al dibattito politico arenato sulla questione primarie sì primarie no. Nella stessa direzione erano andate anche la legge sul golf e, ultima, la legge con cui il Consiglio regionale ha modificato gli usi civici. Una norma che, secondo le associazioni ambientaliste, significerà selvaggia privatizzazione di ampie zone dell’isola paragonabile all’editto delle chiudende. La  reazione immediata delle forze politiche di centrosinistra, Pd Sel e Idv in testa, alla notizia della revisione del Piano paesaggistico fa capire quanto il delicatissimo tema dell’urbanistica e della tutela del paesaggio potrà essere uno dei cavalli di battaglia dei prossimi mesi. In campo anche i deputati sardi del Movimento 5 Stelle che – con tempismo – hanno subito presentato un’interrogazione alla Camera chiedendo al Governo di vigilare sulla procedura di revisione del Ppr e valutare l’opportunità di promuovere un tavolo di concertazione col ministero dei Beni culturali e dell’Ambiente per impedire che siano violate le prescrizioni fondamentali del Codice del Paesaggio.

Piano paesaggistico e legge urbanistica

L’urbanistica torna dunque ad essere protagonista della scena politica sarda. Da quel 25 novembre 2008 in cui proprio un emendamento sulla legge urbanistica, bocciato dalla maggioranza di centrosinistra, spinse Renato Soru a dare le dimissioni aprendo la strada alla Giunta Cappellacci. Le norme a tutela del paesaggio, per la verità mal accettate anche da una cospicua parte del centrosinistra, furono uno dei temi portanti della campagna elettorale del centrodestra e ritorneranno ad esserlo quando, probabilmente dopo la visita di Papa Francesco, Cappellacci deciderà di porre fine con qualche mese di anticipo a questa legislatura. Se non altro per cogliere di sorpresa gli avversari politici, sia di centrodestra che di centrosinistra.

Il centrodestra, nonostante la sua impostazione più liberista sfociata nei vari piani casa e provvedimenti simili, complice ovviamente una drammarica crisi economica internazionale, lascia la Sardegna ormai sul baratro del precipizio. Gli ultimi dati Istat parlano di un’emergenza sociale drammatica, con 350mila persone che vivono in stato di povertà e circa il 9 per cento della popolazione addirittura al di sotto.  Ma Cappellacci ha tirato fuori il coniglio dal cilindro. Dopo qualche anno di governo della Regione ha aperto  all’improvviso gli occhi sulle mancate promesse elettorali di Berlusconi e ha capito che avevano rappresentato per lui un enorme handicap politico. Ha strappato la tessera del Pdl e ha abbracciato la causa identitaria cavalcando battaglie epiche sulla zona franca e la flotta sarda all’ombra della bandiera dei Quattro Mori. La gente, d’altronde, ha la memoria corta e potrebbe essersi dimenticata lo scippo del G8 alla Maddalena, il mancato riconoscimento da parte del governo amico delle entrate fiscali  dovute alla Sardegna in base all’accordo Soru-Prodi, lo scippo dei Fondi Fas per la Sassari Olbia che ha costretto la Regione per salvarsi la faccia ad autofinanziare i lavori.

Il centrosinistra, nel frattempo, fatica però a trovare un vero leader. Alla vigilia della discussa scadenza per la presentazione delle candidature per le primarie – prevista per domani – non sembra che nella coalizione guidata con fatica dal Partito democratico sardo stiano emergendo figure veramente in grado di battere Cappellacci, che nel frattempo si è autocandidato per le regionali. Le primarie del 29 settembre – se non emergerà in zona Cesarini un outsider condiviso proveniente dalla società civile (come avrebbe potuto essere don Ettore Cannavera) – serviranno eventualmente a trovare un nome all’interno dei democrat, ma non un vero leader del centrosinistra.

Renato Soru

Ci sarà in ogni caso un convitato di pietra in queste elezioni regionali: quel Renato Soru che, nonostante abbia annunciato che non si candiderà alle primarie, al momento pare essere l’unico leader veramente spendibile dal centrosinistra sardo. Il protagonista, nel bene o nel male, di quella rivoluzionaria stagione che portò al varo della legge salvacoste e del Piano paesaggistico che oggi tutto il centrosinistra sardo vuole difendere con i denti.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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