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Turismo in Sardegna e multe per divieto di sosta

Turismo in Sardegna. Ma con ordine. Tanto ordine. Fino a pochi anni fa intere famigliole invadevano le pinete sui litorali, parcheggiavano in cerchio le proprie automobili, estraevano dai cofani i tavolini da campeggio (quelli con i seggiolini di tela dentro) e mangiavano ogni ben di Dio. Ovviamente dopo aver messo a rinfrescare l’anguria seppellendola sul bagnasciuga. La pineta dell’Abamar, a Santa Margherita di Pula, era uno dei posti più ricercati dalle famiglie pic-nic. Il paterfamilias si piazzava un’amaca per il pisolino pomeridiano, altri dormicchiavano sulle sedie a sdraio a fiorelloni mentre i ragazzini giocavano nelle vicinanze con i racchettoni o il pallone San Siro. Ora, con l’arrivo delle multe a tappeto, queste immagini sono destinate a diventare soltanto pittoresche cartoline nella memoria collettiva dei sardi.

Tolleranza zero e turismo

Le cronache quotidiane ci raccontano che i comuni dei litorali sardi, cronicamente a corto di danaro, hanno deciso di giocare la carta della tolleranza zero contro il parcheggio selvaggio. In questi giorni arsi dal sole le multe fioccano, svolazzando sui parabrezza delle auto parcheggiate nei litorali di tutta l’isola, da Oristano a Barisardo, dal Poetto a Torre dei Corsari. Dove torme di vigili assunti per l’occasione sfidano la canicola asfissiante per dare la caccia agli automobilisti indisciplinati e staccare verbali, minimo da quarantuno euro l’uno. Cifra che aumenta considerevolmente se si ha la fortuna di trovare addirittura il suv parcheggiato sulle dune.

Mar di Sardegna

Proprio oggi Legambiente ha messo l’ennesimo bollino blu sugli splendidi mari sardi, a testimonianza  che nonostante gli sforzi delle amministrazioni regionali susseguitesi nel tempo, in Sardegna il turismo è inesorabilemente destinato a giocarsi sulla bellezza delle spiagge e del mare cristallino. Ma… c’è un ma. Ma da qualche anno il parcheggio per andare al mare si paga sempre più salato. E si paga sempre. In anticipo. Se sei euro al giorno sono una spesa sostenibile per chi frequenta abitualmente gli stabilimenti affittando ogni giorno lettini e ombrelloni colorati, alla lunga questa cifra giornaliera rischia di diventare uno spauracchio per le famigliole che sfidano la crisi per portare al mare i loro figli. Sia che si tratti di turisti provenienti dalla Penisola, che da qualche anno stanno scegliendo in tanti mete diverse dalla Sardegna. Sia che si tratti di nativi sardi che, non potendo permettersi una vacanza fuori dall’isola per gli enormi costi dei trasporti, possono permettersi solo il lusso di una gita domenicale al mare con tutto il parentado al seguito.  Oggi – con la crisi economica – la parola d’ordine è: pagare. Niente più macchine parcheggiate selvaggiamente. Né all’Abamar, né a Is Arutas, né a Torre dei Corsari, né al Poetto. Né a Barisardo.

Turismo in calo nell’isola

Parcheggio selvaggio in pineta

Non c’è alcun dubbio che usare un pugno duro contro gli automobilisti indisciplinati fosse opportuno, visto il malcostume dilagante, ma siamo proprio sicuri che questa tolleranza zero farà bene al turismo sardo? I numeri, d’altronde, non sono incoraggianti. L’anno scorso – dati della Regione Sardegna – gli arrivi in Sardegna sono calati del 14,5% proprio perché c’è stata una netta contrazione (circa il 19%) dei turisti provenienti dalla Penisola (la Sardegna è comunque la seconda regione italiana per il peso degli arrivi turistici ed è una tra le regioni del Mezzogiorno in cui i turisti stranieri spendono di più). La domanda turistica in Sardegna è concentrata quasi esclusivamente sui mega alberghi di lusso (il 60% dei posti letto complessivi) ma in generale – se si parla di un turismo più di massa – la Sardegna è molto meno competitiva rispetto ai suoi tradizionali competitors come le Baleari, la Croazia, le Canarie, Creta e Cipro. Una recente indagine della Cna regionale colloca l’isola all’ultimo posto tra queste località per gli arrivi e la permanenza media nelle strutture ricettive: in pratica i turisti si fermano in Sardegna mediamente poco più di 5 notti, contro le circa 7 dei turisti nelle Canarie o a Creta, e le 6 a Cipro e nelle Baleari. A testimonianza che il turismo in Sardegna è inscindibilmente legato alla bellezza delle nostre coste e alla trasparenza del nostro mare, ma che la stagione turistica è sempre più concentrata esclusivamente nello strettissimo periodo a ridosso di Ferragosto. Dunque è giusto che la Regione, come si afferma ormai da decenni, cerchi di destagionalizzare (verbo orrido) il turismo implementando il patrimonio culturale, religioso ed enogastronomico per evitare di puntare solo sulla bellezza delle spiagge. Ma non si può parlare veramente di una implementazione del turismo se non si lavora su un sistema di trasporti che fa acqua da tutte le parti e non si lotta per una effettiva continuità territoriale che sconfigga il monopolio delle grandi compagnie aeree e marittime e ponga fine alla guerra economica che da anni viene combattuta sui cieli e sul mare della Sardegna. Raggiungere l’isola (e ovviamente per i sardi anche andare in Continente) costa troppo, sia via mare che via cielo. E se anche i Comuni sardi continueranno a aumentare persino i costi di una giornata in spiaggia, il turismo sarà penalizzato e tante famiglie italiane, pur affezionate alla nostra terra, decideranno a malincuore di cambiare la meta delle proprie vacanze. Alla fine rimpiangeremo la preistoria, i tempi in cui le pinete erano popolate da tante famigliole che mangiavano sui tavolini da campeggio senza il rischio di prendere una multa  per divieto di sosta e nel bagnasciuga era ancora possibile imbattersi in qualche anguria messa in fresco, sicuramente più dolce e succulenta dei cetrioli che oggi si trovano nei supermercati.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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