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Scuola digitale e pillole del sapere

Scuola digitale: da qualche anno noi genitori sardi di figli in età scolare siamo stati illusi dalla Regione. Illusi di non vedere più i nostri ragazzi con la schiena curva sotto i loro enormi zaini colorati pieni di libri. Ci stanno dicendo da qualche anno che alle scuole superiori sarebbe cambiato tutto. Che avrebbero consegnato ai ragazzi un piccolo tablet dove sarebbero stati rinchiusi tutti quegli enormi e costosi testi scolastici facendo risparmiare alle famiglie un sacco di soldi.

bambini zaini

Ora, a qualche mese dall’ingresso dei nostri figli alle superiori, ci ritroviamo davanti l’ennesimo elenco di libri, sempre costosissimi, e l’ennesimo zaino colorato da acquistare. E pensiamo: ma si può sapere che fine ha fatto il tablet?

Scuola digitale: un progetto innovativo

Per capire questa situazione paradossale dobbiamo fare un bel passo indietro e andare a ritroso fino al 27 novembre 2009, data in cui, con deliberazione n. 52/9,  la Regione Sardegna varava il progetto Scuola Digitale che avrebbe dovuto lanciare la nostra isola all’avanguardia nel firmamento della scuola italiana: l’innovativo progetto prevedeva la gestione telematica dei rapporti scuola-famiglia con la distribuzione di tablet e netbook ai circa 200mila studenti e ai circa 20mila docenti sardi e il posizionamento delle lavagne telematiche nelle circa 10mila classi dell’isola. Questo progetto – finanziato interamente con fondi comunitari per ben 125 milioni di euro provenienti dal Por Sardegna e presentato durante una solenne conferenza stampa dai massimi esponenti regionali –  prevedeva, udite udite, la creazione di una piattaforma didattica multimediale con il coinvolgimento dei docenti delle scuole sarde e la distribuzione di tali contenuti in forma del tutto gratuita agli studenti. Ripeto DEL TUTTO GRATUITA. Un fatto che, in un momento di drammatica crisi come quella attuale, avrebbe potuto dare un sostegno economico importantissimo alle famiglie degli studenti sardi permettendo un risparmio annuo di circa 350 euro a famiglia (per i libri di uno studente delle scuole superiori la famiglia avrebbe dovuto sborsare solo 50 euro all’anno).

Il bando di gara è stato pubblicato su internet solo nell’aprile 2012, dopo due anni di attesa, ma poco dopo, tre giorni prima della scadenza, con deliberazione n° 33/1 del 31.06.2012, la Giunta regionale lo ha inspiegabilmente sospeso modificando radicalmente il progetto. Il ruolo guida del progetto Sardegna Digitale, che nella versione originaria del bando era attribuito alla comunità scolastica regionale (che avrebbe dovuto creare ex novo di concerto con la Regione materiali didattici modulari da strutturare e organizzare secondo le specifiche esigenze didattiche dei docenti), veniva attribuito all’Indire, società in house del ministero dell’Istruzione, con sede a Firenze. La modifica del bando era motivata tra l’altro dall’esigenza di stare al passo con i tempi e saper cogliere le opportunità offerte dalle “recenti evoluzioni del mercato dei materiali didattici”.

Perché questo improvviso cambio di rotta?

Scuola digitale: la denuncia del sardista Paolo Maninchedda

Qualche giorno fa, e siamo tornati al giugno 2013, il consigliere regionale sardista Paolo Maninchedda sul suo blog Sardegna e Libertà ha ripreso questa notizia: “(Corriere della Sera) Avrebbero favorito aziende «amiche» per l’assegnazione di appalti in cambio di tangenti o assunzioni, facendo guadagnare alle società centinaia di milioni di euro. Per questo alcuni funzionari del ministero dell’Istruzione sono indagati dalla procura di Roma. L’ipotesi di reato è abuso d’ufficio per aver dirottato i fondi grazie a bandi di gara costruiti su misura. DOSSIER ANONIMO – Nell’inchiesta sarebbero coinvolti dirigenti, collaboratori e consulenti del dicastero di viale Trastevere. Il fascicolo, a cura del pm Roberto Felici, è stato aperto dopo la ricezione di un dossier anonimo in cui si parla di una presunta «cricca» di infedeli del ministero. L’indagine verte anche sulla destinazione di ingenti somme di danaro per i prodotti didattici multimediali denominati «Pillole del sapere». Anche la Corte dei Conti del Lazio ha avviato accertamenti sulla gestione dei fondi pubblici”. Maninchedda ricorda che “il bando di Scuola Digitale è stato revocato dopo un incontro cagliaritano con l’allora ministro Profumo, proprio con riferimento alla disponibilità sul mercato di non bene identificati contenuti che non rendevano più necessario quanto previsto dal Bando. I contenuti disponibili erano le Pillole del sapere, di cui si era occupato anche Report”. Il consigliere sardista ricorda inoltre di aver scritto più volte sull’argomento e come anche la consigliera regionale del Pd Francesca Barracciu avesse presentato un’interpellanza in Consiglio regionale: mai discussa.

La memoria del prof. Tagliagambe

Ma ancora prima di Report e della Procura di Roma questo argomento era stato affrontato dal professor Silvano Tagliagambe, inizialmente Direttore scientifico del progetto Scuola digitale, che – appena avuta notizia delle modifiche, ad aprile dello scorso anno – aveva presentato una dettagliata memoria scritta all’assessore della Pubblica Istruzione Sergio Milia e al Direttore generale dell’assessorato Francesco Manca.

Ve la ripropongo testualmente: La posta in gioco sul progetto Scuola digitale

“Forse anche per questo – ha denunciato nei giorni scorsi il prof Tagliagambe intervenendo sul blog di Maninchedda – la Giunta regionale , con deliberazione del 21 febbraio 2013, mi ha sollevato dall’incarico di direttore scientifico del progetto “Scuola digitale”. La motivazione, alla luce di quanto sta emergendo, è sintomatica: non abbiamo più bisogno di un nostro direttore scientifico, da noi selezionato sulla base di una procedura di evidenza pubblica a garanzia del rigore scientifico del progetto, perché il Miur si è impegnato a “garantire le azioni di formazione del personale docente, dei dirigenti scolastici e del personale ATA, attraverso l’Ufficio scolastico regionale, per tutti gli aspetti organizzativi e di raccordo della Regione, nominando a tal fine un coordinatore di tali attività e avvalendosi della collaborazione scientifica di Indire per la formazione dei formatori e per il raccordo del piano regionale con le iniziative interministeriali di innovazione digitale”.
Del Miur si è detto: Indire, lo ricordo per i distratti o gli smemorati, è la società in house del Miur che si è fatta garante del valore didattico delle pillole del sapere e le ha validate, dando il via libera al loro acquisto al prezzo astronomico di quasi 40.000 € l’una. Ecco a chi è stata interamente delegata la gestione di un progetto nato e sviluppato in Sardegna e originariamente finanziato con il fondi FESR e FSE!”

L’interrogazione del parlamentare Idv Palomba

In seguito alla denuncia del prof  Tagliagambe nel settembre 2012 una interrogazione parlamentare del deputato dell’Italia dei Valori Federico Palomba chiese lumi all’allora ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Francesco Profumo sulla sorte del progetto Scuola Digitale e sulla traspartenza del suo finanziamento. «In base alla revisione della spesa pubblica avviata dal Governo – afferma l’esponente dipietrista – a partire da quest’anno istituti e docenti avrebbero dovuto adottare pagelle e registri online, inviare le comunicazioni alle famiglie con posta elettronica e permettere l’iscrizione online agli istituti scolastici i modo da tagliare sensibilmente le spese di gestione dell’intero sistema. Eppure gli istituti scolastiche dell’isola non sono ancora in possesso delle attrezzature necessarie a dare attuazione alle disposizioni del Governo». Palomba chiedeva inoltre al ministro se fosse a conoscenza del progetto sulla Scuola Digitale adottato nel 2010 dalla Regione Sardegna e se condividesse «le modifiche apportate dalla stessa Regione Sardegna tre soli giorni prima della scadenza del bando, visto che nella sua versione originaria tale progetto si era guadagnato giudizi lusinghieri a livello nazionale e internazionale anche presso gli ambienti culturali e di ricerca più accreditati». L’esponente dipietrista chiedeva inoltre trasparenza sui meccanismi di finanziamento del progetto, denunciando che «a tutt’oggi la delibera della Giunta regionale n. 34/147 dell’agosto  2012, avente per oggetto Piano di Azione Coesione: Rimodulazione delle risorse nell’ambito delle Priorità “Grande Viabilità stradale” e proposta inserimento delle priorità relative al progetto Scuola Digitale – Semid@s, che trasferiva  il finanziamento del progetto dal Programma Operativo Regionale FSE al Piano di azione Coesione non è ancora pubblica, tant’è vero che non risulta cliccabile nel sito della Regione, per cui risulta tuttora oscuro e misterioso il nuovo meccanismo di finanziamento del progetto». Palomba chiedeva infine chiarimenti sulle intenzioni del ministero di affidare la gestione del progetto Scuola digitale e dell’intero sistema scolastico sardo all’Indire con sede a Firenze, domandandosi se non fosse «più appropriato che la Regione Sardegna e la comunità scolastica regionale potessero decidere autonomamente quali innovazioni e quali nuovi servizi adottare per migliorare l’efficienza e il rendimento delle istituzioni scolastiche e cercare di arginare la drammatica dispersione che colpisce il sistema scolastico sardo. Vorremmo sapere – concludeva il deputato dipietrista – se il ministro sia a conoscenza dello stato drammatico in cui versa la scuola sarda e del fatto che le famiglie dei quasi 200 mila studenti sardi di ogni ordine e grado, in un momento di grave crisi economica come quello attuale, avrebbero ottenuto un importante aiuto economico dalla distribuzione totalmente gratuita dei contenuti didattici per tutto il corso di studi, prevista dal progetto originario Scuola Digitale ma assolutamente non garantita dalla versione successiva».

E allora, che fine hanno fatto i tablet e le lavagne telematiche sbandierate dalla Regione Sardegna?

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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