Dieci comandamenti a Cagliari. E’ finita con le candele accese ad illuminare la notte e i cuori e tanti ragazzi che ballavano le canzoni del Rinnovamento nello Spirito Santo. Per ricordare che la fede è soprattutto libertà da tutto ciò che è male e gioia di vivere con il desiderio di orizzonti e cose sempre nuovi e più alti. E che «l’uomo è fatto per l’infinito».

Tema della serata Dieci Piazze per dieci Comandamenti, che sabato scorso si è vissuta a Cagliari, era il decimo e ultimo comandamento: Non desiderare la roba d’altri. Tema forte, soprattutto in una società come quella sarda in cui spesso prevalgono l’invidia, l’egoismo e l’individualismo. Tema che è stato declinato attraverso un percorso di parole e musica che ha fornito interessanti spunti di riflessione su come questo precetto biblico possa e debba essere messo in pratica.

Dieci comandamenti

I dieci comandamenti

Tre ore intense, di dibattito e testimonianze, frammezzate da alcune splendide poesie lette dal regista e attore Giulio Base, dalla bellissima animazione del Coro DieciperDieci Band, dalle canzoni di Marco Masini e del duo Sonohra e dall’intervento del cabarettista Manlio Dovì.

Inizia il sindaco di Cagliari Massimo Zedda che – interpellato dal presentatore Amadeus – evidenzia come la politica debba essere un servizio per la collettività e come, soprattutto in questo periodo denso di scandali causati dall’avidità, debba fare proprio il comandamento che ammonisce di non desiderare la roba altrui per appropriarsene. «I beni pubblici sono sacrosanti e non devono essere visti con mani e occhi rapaci – dice Zedda -. E’ una regola che dovrebbe essere scritta negli statuti, nei regolamenti e nelle tessere di tutti i partiti, perché fare politica significa mettersi al servizio della collettività».

Poi è la volta dei saluti dell’Arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio. «Dirigere i propri desideri e i propri sogni verso il basso significa rinunciare a costruire qualcosa di nuovo», avvisa il presule: «è meglio desiderare orizzonti più ampi e sempre nuovi: assolutizzare il bene privato significa rinunciare a costruire il bene comune».

Quello che veramente ami rimane ….. di Ezra Pound

Quello che veramente ami rimane,
il resto è scorie
Quello che veramente ami non ti sarà strappato
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
Il mondo a chi appartiene, a me, a loro
o a nessuno?
Prima venne il visibile, quindi il palpabile
Elisio, sebbene fosse nelle dimore d’inferno,
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
La formica è un centauro nel suo mondo di draghi.
Strappa da te la vanità, non fu l’uomo
A creare il coraggio, o l’ordine, o la grazia,
Strappa da te la vanità, ti dico strappala
Impara dal mondo verde quale sia il tuo luogo
Nella misura dell’invenzione, o nella vera abilità dell’artefice,
Strappa da te la vanità,
Paquin strappala!
Il casco verde ha vinto la tua eleganza.
“Dominati, e gli altri ti sopporteranno”
Strappa da te la vanità
Sei un cane bastonato sotto la grandine,
Una gazza rigonfia in uno spasimo di sole,
Metà nero metà bianco
Né distingui un’ala da una coda
Strappa da te la vanità
Come son meschini i tuoi rancori
Nutriti di falsità.
Strappa da te la vanità,
Avido di distruggere, avaro di carità,
Strappa da te la vanità,
Ti dico strappala.
Ma avere fatto in luogo di non avere fatto
questa non è vanità. Avere, con discrezione, bussato
Perché un Blunt aprisse
Aver raccolto dal vento una tradizione viva
o da un bell’occhio antico la fiamma inviolata
Questa non è vanità.
Qui l’errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare.
 

Sul salotto bianco allestito sul palco sale poi Davide Rondoni, poeta e scrittore, fondatore della rivista clanDestino. «Il desiderio è connaturato nell’uomo che tende naturalmente a spingersi sempre più in là e non accontentarsi», dice, ammettendo (e chi non lo é!) di essere un po’ indietro nella pratica di almeno sette o otto dei dieci comandamenti. «Questa – era stato profetizzato in  passato – sarebbe stata l’epoca dell’immagine ma con i social network si sta rivelando sempre più come l’epoca delle parole – commenta Rondoni -. La gente cerca di esprimere se stessa e, come nel caso di Facebook, si illude di trovare nella rete la risposta al proprio desiderio di amicizia. Ma non è la comunicazione che può vincere la solitudine: non c’è nessuna rete che possa contenere la vita».

Libertà e schiavitù

La serata prosegue con un videomessaggio di Papa Francesco che commenta la manifestazione organizzata dal Rinnovamento nello spirito. «La parola comandamento non è certo accolta bene dall’uomo moderno, che male accetta di essere limitato nella sua libertà – dice il Pontefice dallo schermo -. I dieci comandamenti non sono dei No ma dei SI alla vita. Indicano una strada di libertà, un codice etico per la costruzione di un mondo migliore. Non vi è però una limitazione della libertà, ma una indicazione per la libertà, un modo per essere fedeli a noi stessi e a Dio e per evitare la schiavitù». Concetto, questo, ripreso dall’economista Luigino Bruni che analizza da una interessante visuale economica l’ultimo dei dieci comandamenti. «Oggi il mercato offre troppi beni posizionali (beni di consumo ndr) per i quali le persone sono disposte anche ad indebitarsi, ma non offre quei beni relazionali di cui abbiamo realmente bisogno». E parla della sua teoria, l’economia del Dono. «Contrapporsi a un mercato che dà tutto ma non quello di cui veramente abbiamo bisogno è possibile – spiega – in primo luogo bisogna educare i nostri figli alla gratuità, far capire loro che le cose vanno fatte bene, senza necessariamente avere in cambio una “paghetta”. Questo significa dar loro la possibilità di lavorare bene da grandi, perché riuscire a farlo solo se si è pagati o controllati è un atteggiamento da schiavi».

Giulio Base legge un brano dello scrittore francese George Bernanos. Parla di un mondo che va a cento all’ora e che non ha più il tempo per l’amore e la speranza. Dice che la speranza è nelle mani di chi è povero e “mangia dalle mani di Dio”. «Un’immagine che mi porterò dentro per sempre», dice il regista della fiction Don Matteo spiegando che in ogni episodio interpretato da Terence Hill si cerca sempre di gettare una luce di speranza anche sulle situazioni più drammatiche e disperate.

Elogio dei miserabili …

di George Bernanos
Mentre l’umanità guarda volare le mosche, non vede restringersi il cerchio dell’orizzonte, discende nella miseria, è aspirata dalla miseria. Il potere della miseria non si giudica dal numero dei miserabili, cioè dal numero d’uomini che mancano assolutamente del necessario. E’ possibile che la società la finisca con la povertà, forse soltanto eliminando a ogni generazione i nati poveri, gli inadatti, gli inadattabili, con una regolamentazione delle nascite e una stretta selezione. Io non credo per niente che riducendo il numero dei poveri si riduca al tempo stesso quello dei miserabili. Io penso al contrario che il misericordioso sacerdozio della povertà fu praticamente stabilito in questo mondo per riscattarlo dalla miseria, dalla feroce e contagiosa disperazione dei miserabili. Se noi potessimo disporre di qualche mezzo per scoprire la speranza come il rabdomante scopre l’acqua sotterranea, è avvicinando dei poveri che noi vedremo torcersi tra le nostre dita la bacchetta di nocciolo.
La povertà non è un uomo che manca, per stato, del necessario, è un uomo che vive poveramente, secondo l’immemoriale tradizione della povertà, che vive giorno per giorno, del lavoro delle sue mani, che mangia nella mano di Dio, secondo la vecchia tradizione popolare. Egli vive non solo dell’opera delle sue mani, ma anche della fraternità degli altri poveri, delle mille piccole risorse della povertà, del previsto e dell’imprevisto. I poveri hanno il segreto della speranza…

Nel divanetto bianco siede ora il sociologo Massimo Introvigne. «Desiderare la roba d’altri spesso e volentieri significa desiderarne anche l’identità, desiderare quello che non siamo. Ma è necessario mettere ai desideri il limite dell’ordine naturale delle cose o si finisce in quel relativismo etico di cui parla Benedetto XVI. Soprattutto oggi che si chiede allo Stato di riconoscere qualsiasi desiderio». Introvigne sottolinea la necessità di un undicesimo comandamento, quello che dice SI all’amore vero e alla famiglia. Al presentatore che gli chiede di commentare la notizia dell’aumento del numero di atei in europa occidentale replica: «Assistiamo alla crescita di una spiritualità faidate in cui Dio diventa una roba che si pensa di possedere. Non ci si accorge di essere invece posseduti. Non stanno aumentando i non credenti, stanno aumentando i creduloni».

Ricordando i “desiderantes”, i soldati che – nel De Bello Gallico di Giulio Cesare – aspettavano sotto le stelle i compagni che non erano ancora tornati dal fronte, il presidente del Rinnovamento dello Spirito Santo Salvatore Martinez ricorda che «l’uomo è fatto d’infinito. Cerchiamo di desiderare cose giuste che restano nel tempo, non quelle che portano alla morte», spiega chiudendo la serata. «Come i martiri della Sardegna, San Saturnino e Sant’Efisio, che si sono fatti uccidere per non rinunciare al loro desiderio di essere fedeli a Dio». Il desiderio, così, si riempie di un contenuto più profondo e viene equiparato alle speranze più alte, all’attesa di qualcosa che dia un vero significato alla vita.

Poi il palco si spegne. Il buio del cielo cagliaritano si illumina delle luci delle candele e il forte maestrale, che ha soffiato per tutta la serata, diffonde le note degli ultimi canti verso il mare.

E’ Proibito …. di Pablo Neruda

È proibito
piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare
avere paura dei tuoi ricordi.
È proibito non sorridere ai problemi,
non lottare per quello in cui credi
e desistere, per paura.
Non cercare di trasformare i tuoi sogni in realtà.
È proibito non dimostrare il tuo amore,
fare pagare agli altri i tuoi malumori.
È proibito abbandonare i tuoi amici,
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
È proibito non essere te stesso davanti alla gente,
fingere davanti alle persone che non ti interessano,
essere gentile solo con chi si ricorda di te,
dimenticare tutti coloro che ti amano.
È proibito non fare le cose per te stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
È proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi e le sue risate
solo perchè le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.
Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.
È proibito non cercare di comprendere le persone,
pensare che le loro vite valgono meno della tua,
non credere che ciascuno tiene il proprio cammino
nelle proprie mani.
È proibito non creare la tua storia,
non avere neanche un momento per la gente che ha bisogno di te,
non comprendere che ciò che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo può togliere.
È proibito non cercare la tua felicità,
non vivere la tua vita pensando positivo,
non pensare che possiamo solo migliorare,
non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.
non sentire che, senza di te, questo mondo non sarebbe lo stesso.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here