San Michele Arcangelo

Il vecchio pescatore era seduto sul peschereccio ormeggiato all’ombra del Golfo degli Angeli. Parlava a bassa voce, le labbra consumate dal sale e dai lunghi silenzi. Raccontava una storia antica come il mare. Accanto a lui un bambino dai grandi occhi, distratto, impaziente. E una sconfinata distesa tutt’intorno.

Galleggiava da millenni, cullata dalle onde del mare. Ichnusa, inaridita dal sole dell’estate, bruciata da lotte, lacrime e malinconia. Isola avvolta dal suono triste di antichi canti e dal quieto sciabordio della risacca. Sepolta in una fitta nebbia di mistero, Ichnusa, il piede di Dio.

Devi sapere che il Signore, dopo aver creato le altre parti del mondo, si accingeva a dare vita all’ultima terra. Guardò allora nella sua grande sporta ma si accorse con rammarico che gli rimaneva soltanto un cumulo di grossi sassi. Ben poco per creare un’isola. Dopo un attimo di incertezza radunò i graniti e li sparse sul mare azzurro. Quando vide emergere gli ultimi li calcò col suo piede, calzato da un sandalo di fuoco. E nell’acqua si delineò la forma di Ichnusa. Ora però occorreva la vita, che potesse germogliare tra quegli aridi macigni. Rivoltosi verso le altre terre del creato, già adorne di ogni meraviglia, raccolse qua e là quanto mancava alla giovane isola. Barriere rocciose di monti arsi e dirupati, colli coronati di vigne e di agrumeti, vaste pianure ed impenetrabili foreste. Baie ospitali e ridenti e selvagge coste sferzate dall’assalto dei marosi. Mancavano soltanto le creature viventi, che popolassero l’isola. E con un soffio Egli le creò. “Questa terra – penso – è troppo sola nello sconfinato silenzio del mare. Come si sentiranno i suoi figli?”. Si tramutò allora in un vecchio mandriano e si avvicinò ad un gruppetto di pastori che mungevano le capre sulla soglia di una capanna di arbusti. Appena lo videro, pur senza riconoscerlo, i pastori lo fecero entrare e spartirono con lui pane e formaggio, offrendogli così una calorosa ospitalità. “Tieni – dissero al forestiero – su ogni boccone spartito sta seduto un angelo!”. Il Signore fu naturalmente assai commosso dalla semplice bontà di quegli uomini. Vegliò tutta la notte con loro raccontando fiabe e storie bellissime. Quando spuntò l’alba si accomiatò dai suoi amici ma avviandosi verso il cielo sapeva di aver lasciato loro un dono meraviglioso: quelle fiabe che tramandate di padre in figlio sarebbero state sempre di conforto nella solitudine per gli abitanti dell’isola -.

Il vecchio tacque, mentre con le sue mani nodose rese leggere dalla saggezza, cominciava a dare le reti in pasto al mare, sopito dalla sera. E nel far ciò, con un cenno del capo chiese al bambino di aiutarlo. “Si – rispose il bimbo – però raccontamene un’altra”. E mentre l’ombra della Sella del Diavolo si allungava minacciosa verso il peschereccio, quasi a volerlo inghiottire, il vecchio cominciò una nuova storia:

Sardegna, isola di angeli e demoni. Terra di conquista, terra di scontri fratricidi, terra barbara e insanguinata. Tante flotte hanno violato le sue coste, tanti popoli hanno calpestato il suo suolo e tanti fratelli si sono scannati in una interminabile faida di sangue. Forse tutto ebbe origine nella notte dei tempi, la notte in cui questo pacifico golfo fu teatro di un epico scontro tra il Bene e il Male, tra gli angeli e i demoni…

Sai, gli angeli in tempi lontani chiesero un dono di Dio. Ed Egli promise regalare loro una terra dove gli uomini si amavano, si rispettavano, e vivevano felici. “So che questa esiste – disse – cercatela e sarà vostra”. Gli angeli obbedirono. Scesero dal cielo e si sparsero sulla terra. Ma ovunque trovarono soltanto cattiveria, guerra e odio. Erano ormai decisi a tornare dal Padre quando il loro sguardo cadde su una grande isola verde, circondata da un mare azzurro e tranquillo. Dolcemente si avvicinarono: non rumore di guerra e di distruzioni, non colonne di fumo levarsi dalle colline fiorite. E uomini che aravano campi non chiusi da segni di proprietà. I primi abitatori della Sardegna, ignari delle ricchezze della loro terra, discendenti da eroi che avevano fuggito la tirannide e l’ingiustizia trascorrevano la vita in semplicità godendo della pace e della bellezza dei luoghi. Erano rimasti incantati dal grande Golfo che si apriva come un immenso fiore turchese all’estremo limite meridionale dell’isola e dall’armonia che quei luoghi sprigionavano quando i pastori, soffiando su umili canne, levavano al cielo i loro inni di gioia. Gli angeli volarono felici alla loro dimora e riferirono ciò che avevano visto al Signore, che mantenne la sua promessa. Decisero dunque di stabilirsi lì, in quell’arco di mare così azzurro e bello da ricordare il Paradiso.

Ben presto però Lucifero, invidioso di quegli angeli felici, cercò di seminare fra di loro lotte e discordie, e siccome non vi riuscì tentò di scacciarli con il suo esercito di demoni dal loro secondo paradiso. Lottarono a lungo, le forze del Bene e quelle del Male sulle scatenate acque del Golfo insanguinato. Ma alla fine, tra il lampeggiare delle folgori dei demoni, si levò in alto la spada scintillante dell’arcangelo Michele, il segno decisivo della vittoria. Lucifero stesso fu sbalzato dal suo nero cavallo dalle narici di fuoco. Allora prese la sella e, in un impeto di collera violenta, la scagliò lontano, formando il promontorio che fu poi chiamato la Sella del Diavolo. Sotto il quale trovarono dapprima rifugio le pacifiche navi fenicie, poi quelle da guerra dei Cartaginesi, dei Romani, dei Vandali e dei Bizantini. In seguito quelle di Pisani, dei Genovesi e degli Spagnoli. Ed infine quelle degli Inglesi, dei Francesi e degli Americani.

Oggi gli angeli se ne sono andati dal loro golfo incantato, ma lo guardano ancora dall’alto, discendendovi talvolta lievi e silenziosi all’ora del tramonto. Quando il cielo si tinge di rosso e sul mare calmo si specchia il loro sorriso.

Il racconto si interruppe. Osservava il bambino che lo guardava sognante. I suoi occhi persi nel tempo brillavano attenti. E lui, il vecchio pescatore, si accingeva a condurre il suo peschereccio sulla rotta del ritorno.

Alessandro Zorco

Sardegna, isola di angeli e demoni è stato pubblicato da L’Unione Sarda – 3 Luglio 1995

Sardegna Terra di Angeli e Demoni
Il pezzo Sardegna Terra di Angeli e Demoni pubblicato dall’Unione Sarda

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *