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Zona franca, una battaglia storica per la Sardegna

Zona franca integrale: la Sardegna intera potrebbe diventare un territorio extradoganale come Livigno e Campione d’Italia, esente in tutto il suo territorio dalle imposte indirette (Iva e accise) e da ogni altra imposizione fiscale da parte dello Stato. Attorno a questa ipotesi, una delle poche proposte concrete emerse in questi anni per risollevare la disastrata economia sarda, sta lavorando il Comitato spontaneo Sardegna Zona franca Integrale che da qualche anno cerca di far comprendere all’opinione pubblica questa opportunità che potrebbe rendere la Sardegna competitiva con le altre regioni italiane e al passo con gli altri paesi europei diminuendo i costi di produzione e tagliando i costi del lavoro.

Durante un’assemblea tenutasi sabato alla Fiera di Cagliari di fronte a circa 1500 persone il Comitato è riuscito a strappare al presidente della Regione Ugo Cappellacci l’impegno di convocare il prossimo 24 giugno una riunione straordinaria della Giunta regionale davanti a Palazzo Chigi, riunione per la quale si auspica la presenza bipartisan dell’intera classe politica sarda: parlamentari, consiglieri regionali e sindaci (nei mesi scorsi già oltre 300 Comuni sardi hanno deliberato per l’istituzione della zona franca nel loro territorio) in modo da fare pressione sul Governo italiano per il raggiungimento di questo risultato.

L’auspicio è quello di una mobilitazione in massa come la cosiddetta “vertenza Entrate” che sotto la Giunta di Renato Soru portò al riconoscimento da parte dello Stato delle entrate tributarie statali riscosse in Sardegna.

Rimandando a un interessante e dettagliato contributo dell’avvocato cagliaritano Francesco Scifo, che – insieme alla presidente del Comitato Sardegna Zona Franca Maria Rosaria Randaccio si sta spendendo con grande passione per questa causa – provo a sintetizzare i termini della questione, tecnicamente assai complessa.

Zona franca: le inadempienze del Governo

Punto focale della questione è la necessità che il Governo italiano si attivi presso l’Unione Europea affinchè la Sardegna – per un elementare principio di uguaglianza e giustizia – ottenga un regime di agevolazioni analogo ad altre zone della comunità europea che hanno le stesse caratteristiche di insularità, spopolamento e difficoltà dei collegamenti e nei trasporti e che hanno gli stessi altissimi costi di produzione e del lavoro (circa il 40% in più rispetto al resto d’Italia).

Sotto questo profilo il Governo italiano è a quanto pare del tutto inadempiente.

L’attuazione delle zone franche nei porti di Cagliari, Portovesme, Arbatax, Olbia, Oristano e gli altri porti o aree industriali collegate o collegabili, è infatti stata prevista sin dal 1998 sotto la Giunta guidata dall’allora presidente Federico Palomba con l’emanazione del decreto legislativo n.75 del 1998 che attuava l’articolo 12 dello Statuto sardo e prevedeva che i contributi destinati a favorire lo sviluppo economico di regioni come la Sardegna non dovessero essere considerati dall’Unione Europea aiuti di Stato.

Cit. Maria Rosaria Randaccio:

Il Dlgs 75\1998 ha dato attuazione a quanto previsto all’art. 12 del nostro Statuto Speciale, approvato con Legge Costituzionale n. 3\1948, statuto emanato prima del Trattato di Roma  del 1957, ratificato con legge 1203\57,  che sanciva il  rispetto dei diritti sorti precedentemente alla nascita della Comunità Economica Europea, e dove nel titolo II, l’art. 87 ex  92  prevede che: “non debbano venire considerati aiuti di Stato i contributi destinati a favorire lo sviluppo  economico di territori ove il tenore di vita sia ANORMALMENTE BASSO O SI ABBIA UNA GRAVE FORMA DI SOTTOCCUPAZIONE“.

Territori  che devono venire classificati come  extradoganali  e in quanto tali considerati  titolari  di particolari esenzioni fiscali riservate alle Zone Franche dall’art. 2  e 169 del  Dpr 43\73, dall’art. 7  e 71 del dpr 633\1972, dal Dlgs 504\95 dal Reg.CEE 2504\88 dal Reg 2913\92 art. 166, e dal Dlgs 18\2010.

Impegno di salvaguardia di tali diritti e’ stato ribadito anche nella Convenzione di Vienna del 1969 art. 87 paragrafo 3 lett.a), dove si prevede che gli aiuti ai territori svantaggiati,  per non essere considerati aiuti di Stato distorsivi del mercato, devono essere proporzionati agli svantaggi che si intendono compensare. 

Tra questi Aiuti  e Compensazioni allo svantaggio sono compresi anche  i beni al consumo sgravati da DAZI DOGANALI, IVA ED ACCISE che lo Stato Italiano ha disciplinato con la Legge n.1438\1949 integrata dall’art.20 bis del D.L. 1351\1964 convertito nella Legge 28\1965, dove si prevede che i benefici fiscali al consumo (esenzione da dazi doganali, iva ed accise)  riservati alle popolazioni che risiedono nel territorio di Livigno, nella Provincia di Gorizia e nella Valle D’Aosta, si estendono alle popolazioni  ricadenti nella tutela prevista dall’art.87 ex 92  del Trattato firmato a Roma nel 1957, ossia alle POPOLAZIONI IL CUI TENORE DI VITA SIA ANORMALMENTE BASSO O SI ABBIA UNA GRAVE FORMA DI SOTTOOCCUPAZIONE!

Zona franca integrale

Porto canale zona francaNonostante il decreto n. 75 fosse una norma aperta che consentiva l’estensione dei benefici della zona franca a tutta l’area geografica della Sardegna e che in base alle norme vigenti in Italia ci fosse una sostanziale equiparazione tra zone extradoganali e zone extraterritoriali (con conseguente allargamento dei benefici), tale normativa non è finora mai stata attuata. In particolare non è neppure stata data esecuzione alla parte relativa alla zona franca nel porto di Cagliari (che non aveva bisogno di ulteriori norme statali di attuazione), con evidenti responsabilità delle istituzioni regionali sarde. Anche il successivo D.P.C.M. 7 giugno 2001, che stabiliva ulteriori disposizioni per permettere l’operatività della zona franca doganale di Cagliari con la delimitazione territoriale dell’area portuale, è rimasta lettera morta.

La cosa più grave è però che tutta la normativa relativa alla zona franca in Sardegna in vent’anni non è mai stata notificata dallo Stato italiano alla Commissione Europea che praticamente non ne conosce l’esistenza. A questa palese violazione delle norme comunitarie che impongono l’immediata notifica all’Ue di tutte le leggi istitutive di zone franche in Europa è seguita un’azione collettiva pubblica, promossa dallo stesso comitato, in cui si chiedeva al Tar Sardegna di ordinare alla Regione sarda, all’Autorità portuale di Cagliari, al Comune di Cagliari, su cui insiste la zona franca di Cagliari, di attuare in ogni caso quelle norme.

Anche il Consiglio regionale della Sardegna, nell’ottobre 2012, si è occupato della questione zona franca quando la commissione Autonomia ha deliberato l’estensione del regime di zona franca doganale fino a 120 km da ogni porto indicato espressamente nella legge (di fatto estendendo l’agevolazione a tutta l’isola) impegnando la Giunta regionale a procedere in tale senso.

La battaglia comune

La Giunta regionale sarda ha risposto a queste sollecitazioni pochi mesi fa con due delibere del 7 e del 12 febbraio scorsi nelle quali si dava mandato al presidente della Regione, di estendere a tutta la Sardegna il regime di zona franca integrale. Successivamente lo stesso presidente della Regione ha comunicato alla Commissione Europea, allo Stato italiano e a tutti gli enti competenti che a partire dal prossimo 24 giugno le decisioni adottate dalla Giunta regionale sarebbero entrate in vigore.

Eppure queste comunicazioni rischiano di rimanere mere dichiarazioni di principio o peggio una semplice propaganda elettorale in mancanza di un esplicito riconoscimento, da parte dello Stato, dello status di extraterritorialità alla Sardegna, che effettivamente potrebbe permettere l’esenzione dei servizi, delle merci e dei prodotti sardi da Iva e accise e da tutte le imposte che hanno come presupposto la territorialità. Sulla base della legge nazionale che regola le zone franche in Italia (762 del 1973) il riconoscimento dell’estraterritorialità per essere effettivo presuppone inoltre che il Governo determini ogni anno con un decreto del ministero dell’Economia l’esatta quantità dei prodotti in franchigia che possono essere consumati a prezzo agevolato nel territorio regionale.

Tutti provvedimenti che devono essere ancora ottenuti.

Sabato Cappellacci ha annunciato che l’Agenzia delle dogane ha accettato il confronto con la Regione Sardegna. E’ sicuramente un primo passo. Ma, secondo i rappresentanti del comitato per la Zona Franca, è necessario abbattere gli steccati ideologici e fare un fronte comune. “Alcuni partiti hanno deciso di osteggiare l’utilizzazione di questo strumento esclusivamente perché in questo momento storico la giunta regionale è formata da un partito avverso al loro – spiega Francesco Scifo – : questi soggetti politici non si confrontano più sul merito delle questioni ma si limitano ad attaccare chi porta avanti questa battaglia. Tutta questa la campagna denigratoria dimostra che questa classe politica non ha ancora capito la situazione economica in cui è precipitato il sistema Sardegna”.

Oggi, comunicano i rappresentanti del comitato Sardegna Zona Franca, il presidente Cappellacci ha annunciato di aver parlato con l’ex premier Silvio Berlusconi che ha assicurato tutto il suo sostegno e appoggio alla rivendicazione della zona franca integrale, da lui ritenuta un volano dell’economia sarda e nazionale (il Cav riceverà una delegazione del comitato in occasione della manifestazione del 24 giugno).

Pur non nutrendo particolari speranze sul fatto che l’intervento di Berlusconi possa essere decisivo per le sorti della Sardegna – basta pensare a tutte le promesse elettorali non mantenute che hanno rappresentato un clamoroso fardello politico per Cappellacci (per fare due esempi: l’improvviso spostamento del G8 da La Maddalena e lo stillicidio dei fondi Fas per le aree sottosviluppate cui la Sardegna aveva diritto) – credo comunque che per vincere questa battaglia sia necessario che i partiti sardi si uniscano.

Noi prospettiamo che si formino larghe intese tra tutti i partiti, così come avvenuto a livello nazionale con l’attuale Governo italiano, per realizzare subito la zona franca integrale in Sardegna“, affermano Maria Rosaria Randaccio e Francesco Scifo. “E’ opportuno che tutti, comitati e singoli cittadini, comincino a prenotare i biglietti per andare a Roma. Solo se saremo numerosi e uniti avremo il riconoscimento dei nostri diritti calpestati da 64 anni dalle politiche regionali e statali“.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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