Scorie: prima informiamoci (Massimo Lavena)

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Scorie nucleari

Credo che sulla storia del “sito unico per le scorie nucleari” si stiano continuando a dire una infinità di corbellerie, frutto di un misto ben omogeneo e miscelato a dovere di ignoranza sul tema, ideologismi esasperati e puerili, demagogia a palate e, soprattutto, patetiche e irrazionali divagazioni pseudo ecologiste, frutto di convinzioni legate all’età della pietra.

Nessuno che possa provare ad esprimere un parere sulla procedura reale di assegnazione dell’unico sito di stoccaggio in una Italia dove, attualmente sono 20. Il più grande è alle porte di Roma, alla Casaccia, praticamente attaccato ai paesi di Anguillara e Cesano. Ma se ne trovano in luoghi decisamente curiosi: a Matera, a Campobasso, a Caserta, alle porte di Milano. Ora davanti a questo stillicidio di materiale atomico non bene conservato, o comunque stoccato in luoghi “anomali”, la realtà è quella di continuare a leggere e sentire parole in libertà e, a mio avviso, spesso volontariamente allarmistiche e spudoratamente mancanti di parti di comunicazione che invece darebbero una chiara facilitazione alla comprensione di quello che è un falso problema.

Scorie: una decisione condivisa

La cosa più divertente sulle valutazioni aprioristiche che dicono sempre e soltanto “NO” al deposito è la voluta -a mio avviso- dimenticanza del dire che “…Seguirà una fase di consultazione pubblica della durata di quattro mesi, cui prenderanno parte le regioni e gli enti locali interessati, i rappresentanti dei cittadini e la comunità scientifica. È previsto per settembre-ottobre di quest’anno il Seminario nazionale indetto da Sogin e la conseguente redazione della Carta delle aree idonee (CNAI), in cui è individuata una rosa ristretta di realtà locali tra quelle che, rispondendo ai criteri tecnici previsti, avranno proposto la loro candidatura“. (Estratto da: https://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/per-i-media/comunicati-stampa/2032524-nucleare-ministeri-sviluppo-ambiente-su-deposito-nessuna-scelta-gia-fatta-procedura-trasparente-e-aperta-a-cittadini).

Cioè, ci sarà una decisione condivisa, a partire dalla disponibilità a partecipare alla gara per l’assegnazione del sito unico, tra quei siti che risulteranno idonei?

Ma perché queste cose non vengono dette?

Io penso che ci sia una valutazione da fare: in tutta Europa i siti di stoccaggio ci sono, e di dimensioni molto maggiori di quello che sarà il sito italiano: il Centre de la Manche, vicino all’impianto di ritrattamento di La Hague, nel 1994 è stato riempito al massimo dei suoi 526.000 m³ di capacità. Perciò è stato coperto da una cupola di protezione ed è soggetto a controlli per i prossimi 300 anni. Oggi è un centro di attrazione turistica e ci lavorano diverse centinaia di operatori, tutti locali. Il centro di ricerche è collegato con tutte le università della zona. Il Centre de l’Aube, vicino a Parigi, è operativo dal 1992, ed ha una capienza di 1.000.000 m³. Ovvero…. un milione di metri cubi di scorie nucleari ed in Italia ne avremo uno da …. novantamila metri cubi? Con una tecnologia di oltre trenta anni più avanzata?

Altro dato che non viene mai considerato è il corrispettivo economico (vogliamo parlare di affitto?) che lo Stato Italiano pagherà al territorio ove verrà realizzato il sito di stoccaggio delle scorie. In Svezia il paese di Oskarshamn ha ottenuto il sito di stoccaggio dopo un ballottaggio con un’altra località, Östhammar, e dopo una gara durata 7 anni, una vera e propria competizione per avere nel proprio territorio il deposito definitivo. I due comuni svedesi si sono accordati per dividere l’incentivo economico prima di sapere il risultato finale: il 75% per il comune sconfitto ed il 25% a quello vincente, Oskarshamm, questo per risarcire la cittadina perdente del futuro mancato guadagno e delle spese sostenute durante il barrage.

Deposito scorie nucleariUn altro argomento di cui i signori del “NO” assoluto non amano parlare è quello relativo alla distribuzione attuale delle scorie in Italia.

Ecco la realtà attuale della presenza a macchia di leopardo, anche in zone non idonee, di siti provvisori e spesso in pessime condizioni di sicurezza ove sono stoccati rifiuti atomici i più diversi, alcuni anche molto vecchi (forse già inerti per anzianità):
https://www.zonanucleare.com/questione_scorie_italia/mappa_attuali_depositi/A_rapporto_installazioni_attuali.htm

Questi sono documenti ufficiali illustrativi delle procedure e degli aspetti tecnici. Tra tutti coloro che dissertano sull’argomento c’è qualcuno che li ha letti?
https://www.isprambiente.gov.it/files/nucleare/RelazioneillustrativaGT29.pdf
https://www.sogin.it/it/chi-siamo/deposito-nazionale-parco-tecnologico/deposito-nazionale-e-parco-tecnologico.html
“…..La pubblicazione della Carta e quella contestuale del Progetto Preliminare apriranno una fase di consultazione pubblica e di condivisione, che culminerà in un Seminario Nazionale, dove saranno invitati a partecipare tutti i soggetti coinvolti ed interessati. Il Deposito Nazionale è un’infrastruttura ambientale di superficie dove mettere in totale sicurezza i rifiuti radioattivi. La sua realizzazione consentirà di completare il decommissioning degli impianti nucleari italiani e di gestire tutti i rifiuti radioattivi, compresi quelli provenienti dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca“.

Questa è invece la situazione in Europa

Ora chi oggi espone bandiere contro il centro unico di stoccaggio conosce questi dati, queste valutazioni, la possibilità di interazione delle comunità locali con la decisione?
Siamo sicuri che tutte queste prese di posizione siano realmente scevre da contenuti ideologici ed aprioristici?

Qui un interessante articolo del Gruppo di intervento giuridico che sottolinea come i criteri di valutazione del sito unico escludano la maggior parte del territorio sardo.

Al riguardo è divertente osservare che la Sardegna ha molti centri abitati costieri; ha un numero elevato di chilometri quadrati di territorio sottoposti a servitù militare sia con caserme sia con zone di addestramento e guerra simulata; ha molte zone umide e riserve naturali distribuite sul territorio. Questi particolari caratterizzano molto del territorio sardo come non idoneo al sito unico nazionale di stoccaggio per le scorie.

Massimo Lavena – Giornalista

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