Radiopress, grazie di essere esistita

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Radiopress radio

Radiopress è fallita. La precaria situazione economica della storica emittente cagliaritana si conosceva da tempo, ma purtroppo quando interviene il tribunale la fine di una bella avventura viene definitivamente sancita dai giudici e dalle carte bollate. Poco importa quanto quell’iniziativa abbia significato nell’asfittico panorama informativo di una regione come la Sardegna. E poco importa soprattutto di che ne sarà delle persone che in quel sogno hanno creduto.

Come giustamente hanno ricordato altri, cito ad esempio il consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Giancarlo Ghirra, l’epilogo di Radiopress ricorda il mesto declino di altri tentativi falliti di fare informazione in Sardegna: Epolis e Sardegna 24.

Radiopress: un ricordo

Anche io come tanti altri cronisti cagliaritani ho lavorato a Radiopress. Pochissimo, forse solo un paio di mesi.

RadiopressCorreva l’inizio dell’anno 2000. La sede della radio era in via Garibaldi e la raggiungevo in bicicletta.

Il direttore era Angelo Porru e Vito Biolchini coordinava i lavori in redazione. Ricordo che andavo alle conferenze stampa insieme alla bravissima collega e amica Francesca Zoccheddu e sono sopravvissuto (sotto il profilo dell’incolumità fisica) ai suoi proverbiali passaggi in motorino.

Dopo quegli istruttivi tre mesi decisi comunque di riprendere a scrivere e alla collaborazione gratuita con Radiopress preferii la assai più proficua collaborazione con l’Unione Sarda, che mi pagava qualche euro a pezzo.

Nel corso degli anni i notiziari e le trasmissioni di Radiopress sono comunque stati una colonna sonora.

La professionalità dei colleghi che si sono succeduti nel tempo e la puntualità nel dare le informazioni praticamente in diretta ne hanno fatto -pur con pochi mezzi a disposizione – un punto di riferimento importante dell’informazione locale. E un esempio fruttuoso di interazione con gli ascoltatori.

Apice di questa modalità di fare informazione era stato l’ottimo servizio dato da Radiopress durante l’alluvione di Capoterra dell’ottobre 2008: l’interazione con gli ascoltatori permise infatti di dare in tempo reale informazioni preziosissime per chi si trovava ancora a transitare in zone a rischio fornendo un servizio utilissimo per tutti.

In generale, Radiopress con le trasmissioni in diretta condotte da Paola Pilia e Alberto Urgu ha fornito un ottimo esempio di informazione puntuale e di approfondimento.

Radiopress: Buongiorno Cagliari

Discorso a parte va fatto per la trasmissione cult di Radiopress, Buongiorno Cagliari, in cui Vito Biolchini commentava insieme a Elio Turno Arthemalle la stampa sarda (trasmissione oggi trasferita su un’altra emittente).

A questo proposito racconto un aneddoto.

Nell’ottobre 2008 il Partito Democratico in Sardegna era spaccato (ma va?).

Un gruppo di consiglieri “ribelli” alla linea del presidente della Regione sarda Renato Soru decise di chiedere sostegno politico all’ex presidente del Consiglio dei Ministri Massimo D’Alema.

Trovai la notizia e dopo aver passato la sera al telefono scrissi regolarmente il pezzo. Lo titolai, misi la foto: la pagina interna era a posto. Si trattava soltanto di fare il richiamino in prima pagina, un francobollo in cui bisognava liofilizzare la notizia. Tale onere non spettava però a me, umile redattore e scribacchino, ma a un superiore.

Prima prova: I ribelli chiedono aiuto a D’alema. Andava bene ma purtroppo, anche comprimendo i caratteri, una delle possibilità date dal nostro sistema editoriale, non ci stava. Seconda prova: I ribelli chiamano D’Alema. Perfetto, ci stava!

Andai via dal giornale tranquillo. Facendo i soliti quattro chilometri a piedi per recuperare la macchina insieme al mio collega, amico nonché dirimpettaio di scrivania (vicino alla redazione di E Polis non si trovava mai parcheggio).

La mattina successiva accesi  la radio in macchina mentre accompagnavo a scuola mio figlio.

Bastò una frase di Biolchini per fami gelare il sangue. Disse ad Arthemalle: “Ma chiamare regge il dativo?”

Capii subito che sarebbe stato un massacro. In prima pagina era uscito questo titolo: I ribelli chiamano a D’Alema.

Epolis

Arthemalle si scatenò imitando in strettissimo slang cagliaritano i ribelli che chiamavano “a D’Alema.

Il vice caposervizio di E Polis, disperato,  fu costretto a telefonare in diretta a Biolchini per chiedergli di smettere.

Io non ricordo di aver mai riso tanto quanto quella mattina.

Grazie Radiopress!

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